Sulla Ferriera e sulle Iene

Per quanto riguarda il servizio delle Iene sulla Ferriera non ho alcuna difficoltà a dire che considero quello di Servola uno dei problemi più seri e gravi della città: proprio per questo merita e meriterebbe di essere trattato con un taglio giornalistico vero che evidenzi, senza sconti le criticità, ciò che non è stato fatto in passato e da chi, ciò che, invece, viene fatto e da chi.

E’ evidente che non è questo il taglio utilizzato dalle Iene: per quel che mi riguarda ho perso la pazienza –mi dispiace – visto il tono aggressivo che tendeva a darmi del responsabile unico di tutti i problemi senza lasciarmi il tempo di replicare interrompendomi in continuazione. Ho peso la pazienza anche perché l’hanno persa, cittadini, lavoratori e residenti che da anni non solo devono soffrire l’inquinamento e la paura di perdere il lavoro, ma anche le speculazioni costruite sulla loro situazione.  Inoltre, non occorre essere molto smaliziati per immaginare il taglia e cuci fatto durante il montaggio per mettermi in cattiva luce.

Spiego a tutti coloro che lo vogliono sapere –anche a quelli che mi criticano – come stanno veramente le cose: la Ferriera è là da 100anni, inquina l’ambiente esterno da decenni e tutto ciò va sicuramente risolto superando un contrasto fra la difesa dell’ambiente e della salute e la difesa del lavoro. Non starò a criticare il passato per la semplice ragione che non si è fatto nulla: sono state condotte campagne elettorali all’insegna della promessa della chiusura immediata dello stabilimento seguite dal NULLA, nessuna azione da parte di chi aveva fatto queste facili promesse, eppure le Iene non si sono viste in tutti questi anni…

Non ho paura delle critiche o dei servizi nazionali, mi interessa solo il benessere dei triestini e siccome contano i fatti, non le chiacchiere, non le polemiche e tanto meno gli insulti, di seguito vi riporto alcuni interventi fatti in questi due anni e mezzo:

  • Come comune abbiamo promosso, già nel luglio del 2011, un tavolo di lavoro che consentisse di riscrivere le prescrizioni per l’Autorizzazione Integrata Ambientale. Nel frattempo vi è stata la disponibilità al confronto pubblico con associazioni, sindacati, rappresentanze dei cittadini; la totale trasparenza e accessibilità agli atti del Comune riguardanti la Ferriera; momenti di analisi come, per esempio,  la Conferenza sulla Salute della Città, alla quale sono seguite importanti decisioni.
  • Interventi diretti del Sindaco. Una prima ordinanza, alla fine del 2011, che ha prescritto interventi ben definiti e individuati su punti di emissioni diffusi (in passato non erano mai state emesse ordinanze così chiaramente finalizzate a prevenire un possibile rischio per la salute). A seguito di una fuga di ammoniaca, il 28 marzo 2012, è partita una richiesta immediata alla Lucchini di rinforzare l’organigramma dello stabilimento, ne sono seguiti cambi dirigenziali e la sostituzione del responsabile della cokeria. Nell’ottobre 2012 è stata emanata un’ordinanza per il contenimento delle emissioni benzo(a)pirene ripetuta poi nel 2013.
  • Le medie attuali annuali delle concertazioni di Benzo(a)pirene 2013 sono state nettamente inferiori a quelle del 2012.
Centralina  (limite di legge è 1)
Anno St. RFI Servola V. Pitacco v. Svevo
2012 3.5 1.6 0.8
2013 1.3 0.9 0.5

Come si vede c’è stata una riduzione netta delle emissioni, quasi dappertutto sono scesi sotto il limite di legge. Rimane sopra il limite, ancorché ridotto a un terzo – e non è poco – il dato di un’unica centralina, attaccata allo stabilimento e peraltro oggetto di contestazione.

Le ordinanze quindi hanno avuto un’efficacia ben maggiore di quanto l’intervistatrice mi abbia consentito di spiegare e illustrare. 

Chi pensa che il Sindaco possa chiudere con un atto d’imperio un’attività non fa i conti con un sistema legislativo complesso in cui i poteri di un Sindaco in materia di salute sono legati, in realtà, a grandi emergenze e a fatti straordinari: la Ferriera, nonostante la delicatezza, non rientra tra questi, come dimostrano le stesse azioni della Magistratura con contenuti sì prescrittivi, ordinatori e sanzionatori ma che non prevedono la chiusura.

Chiudere avrebbe voluto dire commettere un atto facilmente contestabile e annullabile con conseguenti danni che il Comune, quindi la collettività, dovrebbe pagare, assistendo, tra l’altro,  anche alla riapertura dell’attività. Del resto se fosse un potere vero del Sindaco perché chi l’aveva promesso non l’avrebbe esercitato?

Aggiungo che la chiusura della Ferriera non rappresenterebbe di per sé la fine,  semmai l’inizio, di una vera e propria emergenza ambientale: un territorio e uno stabilimento inquinati abbandonati, probabilmente per molti anni e preda di un lungo contenzioso sulle responsabilità e sulle cose da fare, sarebbero destinati a disperdere altri elementi inquinanti, nell’aria e nel mare, in uno stato di totale abbandono, come si è visto in tanti casi in passato in Italia e sul nostro territorio; quindi non basta chiudere: al di là del problema industriale, non verrebbero garantiti nemmeno l’ambiente e la salute.

Ci siamo mossi, con tutte le altre Istituzioni, in primis con Debora Serracchiani che ha dato un apporto fondamentale, per cercare SOLUZIONI REALI che altri non avevano mai cercato. Chi andava a Roma prima di Cosolini e Serracchiani a rompere le palle a Ministri dello Sviluppo Economico, dell’Ambiente, dell’Infrastrutture, del Lavoro affinché il Governo riconoscesse la gravità di questa situazione e si mettesse in gioco?

Di questo le Iene non hanno parlato e questo alla signora Toffa non interessava un fico secco…Non le interessava che il 31 gennaio sia  stato firmato un Accordo di Programma che affronta il tema dell’inquinamento, della messa in sicurezza e delle bonifiche e crea le condizioni affinché un progetto industriale moderno possa insediarsi, non inquinando più. Alle Iene e a coloro che approfittano di questa trasmissione per insulti faziosi non interessa che queste cose si siano fatte né, magari, interessa sapere perché qualcuno ha tardato (o forse tarda ancora) ad apporre la propria firma su quel documento…

Questi sono gli atti concreti in tema di Ferriera:            

Trasparenza e confronto,  ordinanze emesse e un impegno politico e istituzionale messo in campo per coinvolgere il Governo. Questi sono i primi risultati.  Qualcuno dirà pochi – io stesso vorrei averne raggiunti di più– ma quel qualcuno, se è onesto, dovrebbe anche riconoscere che sono un grande passo in avanti rispetto al NULLA (fatte salve le campagne elettorali) del passato.

Vorrei essere grato alle Iene per aver portato all’attenzione nazionale la questione della nostra Ferriera ma allora dico loro che se vogliono parlare seriamente della Ferriera e del rione di Servola le invito a fare un servizio approfondito sulla questione, sarà lieto di ospitarle e spiegar loro tutto quello che stiamo facendo, che non si è fatto e che si deve ancora fare. 

 

 

Se io fossi Sindaco

Ogni lunedì e venerdì pomeriggio gli alunni-consiglieri del programma “Se io fossi Sindaco” vivono un’esperienza davvero particolare. In queste due giornate, infatti, hanno la possibilità di affiancare per circa due ore il sindaco Roberto Cosolini nei suoi impegni istituzionali seguendo da vicino l’attività del Comune di Trieste e approfondendo gli aspetti e i temi d’interesse civico. La loro partecipazione, però, non si esaurisce con la compagnia, ogni consigliere propone idee e stimoli per rendere la città ancora più aperta, partecipata e più a misura di ragazza e di ragazzo.
“Se io fossi il sindaco – Consiglio comunale delle ragazze e dei ragazzi di Trieste” è un  progetto sperimentale promosso, per la prima volta,  dall’Area Educazione del Comune di Trieste, finanziato da uno start up della Regione FVG e partito con l’istituzione del primo Consiglio Comunale dei Ragazzi a Trieste proclamato ufficialmente il 16 dicembre dello scorso anno nell’aula consigliare.

Dopo un primo momento di presentazione, solitamente nel salotto azzurro del palazzo comunale, i ragazzi in visita ricevono del materiale utile per affrontare al meglio le fatiche lavorative e cominciano a vivere con intensità e con un pizzico d’emozione la loro esperienza in Comune a fianco del sindaco.
Da febbraio a giugno, nelle giornate sopra  indicate, tutti i 25 ragazzi eletti nel Consiglio comunale delle ragazze e dei ragazzi di Trieste parteciperanno ai “pomeriggi con il sindaco”, per conoscere da vicino il faticoso ma appassionante lavoro di amministrazione e governo della nostra città. Attraverso questo progetto, l’Amministrazione punta e vuole dar voce ai giovani, accompagnandoli nel percorso partecipativo, mantenendo stretti rapporti con il sindaco e le figure istituzionali più rappresentative, sensibilizzando e favorendo tutte le azioni in grado di promuovere la cura e la cultura del bene comune.

Discorso tenuto in occasione del Giorno del Ricordo

Oggi ci troviamo a celebrare una solenne, duplice ricorrenza.

Se come ogni anno ci riuniamo in questo luogo di violenza e di morte per ricordare le vittime degli eccidi delle foibe, e dell’esodo di grandissima parte degli italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia dalle loro terre d’origine, questo è insieme il decimo anno che il ricordo di quelle tragedie è stato istituzionalizzato con una Legge della Repubblica, divenendo in tal modo una sentita ricorrenza civile.

Si trattò di un atto legislativo lungamente invocato, approvato a larghissima maggioranza parlamentare, con il quale la Repubblica italiana integrava ufficialmente la storia dell’Adriatico orientale nella storia d’Italia, dando dignità e assicurando un risarcimento storico e morale alle sofferenze patite dai giuliani, fiumani e dalmati in quel secolo di stridenti contraddizioni, di luci e ombre, di civiltà e barbarie, che è stato il Novecento.

Fu un risarcimento per le incomprensioni e il disagio con cui per troppo tempo – nell’Italia ansiosa di ricostruirsi un futuro e di guadagnarsi un ruolo rinnovato nelle relazioni internazionali – si era guardato a quei tragici capitoli di storia nazionale, i quali rimandavano direttamente la memoria alla sconfitta nella guerra d’aggressione, alle mire di rivalsa del nazionalismo jugoslavo, alle violenze sopraffattrici delle ideologie totalitarie. Rimandavano cioè a quel comune passato europeo, sconvolto dai nazionalismi e dai totalitarismi, che qui come in altre parti del continente hanno cercato di imporre modelli di identità monolitici ed esclusivi, incentrati su idee di società autoritarie e violente, illiberali e antidemocratiche.

Furono esperienze luttuose, ferite a lungo non rimarginate su cui in genere si preferì stendere una coltre di reciproche convenienze e di silenzio.

Per troppo tempo quindi la dissoluzione della Venezia Giulia, e la quasi completa dispersione dell’italianità adriatica orientale per effetto del Trattato di pace del 1947, furono visti come avvenimenti fin troppo gravi e traumatici per l’Italia del dopoguerra: un Paese che aveva voglia di ricominciare a vivere, di voltare pagina, per molti aspetti di dimenticare.

E così quel trauma – la frantumazione di una delle regioni simbolo dello sforzo irredentista nella Prima guerra mondiale, la pagina conclusiva del processo di unificazione nazionale – venne quasi rimosso dalla coscienza del Paese, relegato a questione marginale e periferica. Si registrò certo l’impegno diplomatico con cui i governi repubblicani dell’epoca seguirono la “questione di Trieste”; ci furono senz’altro le fiammate di sentimento patriottico, che animavano l’opinione pubblica nei periodi più incandescenti di crisi. Ma il “nodo” rappresentato dall’esodo fu lasciato quasi unicamente alla memoria delle Comunità degli esuli istriani, fiumani e dalmati, scampati dalle loro terre d’origine nel resto del Paese, quando non costretti a fuggire all’estero.

Al loro dolore, al dolore dei parenti delle vittime delle violenze del dopoguerra al confine orientale, alla sofferenza sempre composta ma non per questo meno acuta degli esuli, spesso non fu dato ascolto; così come quasi soltanto a loro – ovunque la diaspora li avesse sospinti, nei campi profughi sparsi per il territorio nazionale e in altre sistemazioni quasi sempre precarie – all’intatta caparbietà e tenacia degli istriani, fiumani e dalmati, fu affidato il compito di ricordare e tramandare il patrimonio di valori e tradizioni di una civiltà straordinariamente vitale: in primo luogo perché plurale, ricca di apporti di storie e culture diverse è da sempre la regione europea dell’Adriatico orientale. Una delle grandi civiltà marittime del Mediterraneo, che ha saputo ritagliarsi nei secoli una fisionomia speciale e riconoscibilissima nell’insieme delle varietà regionali del Paese: un tassello importante e prezioso di quel mosaico di costumi e tradizioni unico al mondo che per certi versi è l’Italia.

Questa è una realtà – dopo dieci anni è il momento di fare un bilancio – molto più compresa e riconosciuta dai nostri connazionali rispetto a quanto lo fosse prima del 2004. E questo, l’aver abbondantemente esteso oltre al confine orientale e alla nostra città (considerata la “capitale morale dell’esodo”) la memoria delle tragedie del secolo scorso e più in generale la conoscenza di una storia articolata come quella dell’Adriatico orientale, è un merito indiscutibile della Legge che istituì il Giorno del Ricordo; ed è uno dei motivi principali che ci consentono di affermare che quella Legge andò a coprire un’esigenza reale e ha raggiunto uno dei suoi obiettivi fondamentali. Basti considerare l’ampiezza dell’impegno divulgativo e didattico che il 10 febbraio stimola ogni anno nelle scuole di tutta Italia, dare un rapido sguardo al fervore di iniziative che ovunque nel Paese accompagnano la celebrazione del Giorno del Ricordo, in un clima che tutti dobbiamo adoperarci per rendere sempre più concorde e riconciliato.

La conoscenza crea consapevolezza, la consapevolezza genera responsabilità e alimenta la maturità civile. Il Giorno del Ricordo da dieci anni rende onore alla memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo; e rafforza la conoscenza della storia dell’Adriatico orientale, in tutte le sue pagine e in tutta la sua complessità, contribuendo in maniera decisiva a inciderla definitivamente nella nostra coscienza di cittadini italiani e di cittadini europei. In questo nobile magistero e in questa altissima valenza civile risiede il significato profondo della ricorrenza di oggi.

 

Discorso tenuto in occasione del Giorno della Memoria

Nella storia del Novecento la Shoah ha rappresentato il buco nero in
cui sono precipitati tutti i valori fondamentali della civiltà europea
moderna: la dignità, l’eguaglianza, la solidarietà e la libertà degli
esseri umani.
Varie e diverse sono le cause che hanno condotto a questa catastrofe di
valori, prodromo e insieme scenario nefasto dello sterminio di milioni
di destini individuali. Vi sono motivi di natura politica, economica,
culturale, che affondano le più immediate radici in quel vero e proprio
punto di svolta della storia contemporanea che è stata la Grande Guerra,
bacino di coltura per la violenza degli autoritarismi successivi.
La Shoah è potuta avvenire, in primo luogo, perché sono venuti meno i
freni, di natura morale e sociale, che tengono a bada gli istinti di
dominio e sopraffazione spesso dormienti nell’animo umano. Infatti,
ogni qual volta si assolutizza un’idea e al suo cospetto gli esseri
umani vengono trasformati in meri strumenti, esecutori, ingranaggi, od
ostacoli in vista del suo raggiungimento, ecco che si aprono le porte a
quel sonno della ragione che sempre ha partorito e partorisce i mostri
più terrificanti.
Nel caso del Nazionalsocialismo e nella temperie politica e culturale
dell’Europa centro-orientale negli anni Trenta e Quaranta,
quell’idea mostruosa è stata la razza, unita alla volontà di
costruire un aberrante ordine sociale fondato sulla gerarchia tra popoli
e tra individui. L’intera mappa etnica, geografica e politica
d’Europa, nelle intenzioni di Hitler e dei suoi alleati doveva
essere ridisegnata secondo questo ignobile fine.

Tanto odio era rivolto verso gli ebrei, in quanto nell’ebraismo si
individuava l’incarnazione dei valori e delle dinamiche che hanno
contribuito a forgiare la civiltà liberale moderna. Era l’Europa
tollerante e illuminata, fervida di iniziative nell’economia e nei
commerci, ruotante intorno al principio dell’autonomia e della libertà
dell’individuo, intrinsecamente cosmopolita, che proprio nella nostra
Trieste conosceva una delle sue punte di diamante. Quello era il mondo,
questa era la Città, che il nazifascismo ha cercato di distruggere.

L’Europa dell’intolleranza e dell’odio, della strumentalizzazione
e della mercificazione della persona, in cui la dignità dell’essere
umano non era più il primo tra i valori non negoziabili, doveva essere
l’Europa di Auschwitz, di Treblinka, della Risiera di San Sabba.
L’odio colpì gli ebrei e con loro tanti altri perseguitati,
deportati, sterminati perché “diversi” per abilità, per orientamento
sessuale, per lingua, per cultura oppure perché oppositori.

Si tratta di spettri, purtroppo, non completamente sopiti.
Casi inquietanti di razzismo e di antisemitismo riempiono tristemente
le cronache italiane, comunitarie e finanche quelle della nostra
Regione. Siano movimenti organizzati, che pescano nell’angoscia
generata dalla crisi economica, o movimenti di costume e di opinione che
si alimentano della preoccupante ignoranza e del vuoto di valori delle
nostre società. Per certi aspetti, talvolta sembra tornare a vacillare
lo stesso castello di principi entro cui i padri fondatori dell’Unione
europea hanno voluto mettere in sicurezza la struttura comunitaria,
proprio in opposizione alla lunga notte dei totalitarismi e dei
populismi autoritari: la democrazia, lo stato di diritto, la difesa
delle minoranze, il rispetto della diversità. Questi sono i mattoni si
cui è costruita non solo l’Unione Europea ma anche la Costituzione
della nostra Repubblica.

Una delle disperate scritte, rimaste incise come un monito perenne
sulle pareti di questo luogo di stupro e di morte in cui siamo riuniti,
l’ha lasciata nel gennaio 1945 la mano di una donna, la mano di una
moglie, la mano di una madre. Dice, con disarmante semplicità: “Che
Iddio protegga la mia famiglia – Sono desolata”.

Care concittadine cari concittadini, il Giorno della Memoria è giornata
di rievocazione e di riflessione. Ma deve essere vissuta anche come il
rinnovo di un patto solenne e come un’universale chiamata a raccolta:
per la difesa dei valori e delle leggi che proteggono gli uomini e le
donne da una desolazione abissale come quella, e consentono loro di
vivere liberi e uguali.

Piano Regolatore: via della Giunta all’iter per l’approvazione

Un ringraziamento doveroso per il ponderoso lavoro svolto va all’assessore alla Pianificazione Urbana, Mobilità e Traffico, Progetti Complessi, Elena Marchigiani, a tutti i componenti della Giunta, all’Ufficio Tecnico di Piano del Comune, all’archittto Genovese e a quanti hanno collaborato attivamente.  E’stato il risultato di un grande lavoro di squadra che ognuno ha svolto con dedizione in base alle proprie competenze e attuando opportune azioni integrate, avvalendoci soprattutto di forze interne e con un impegno contenutissino di spesa. Il nuovo Piano Regolatore è uno strumento che si muove coerentemente con l’obiettivo di lavorare per una città più moderna e vivibile, per la qualità del territorio e la sua riqualificazione, per una maggiore usufruibilità in termini turistici, all’insegna dello sviluppo sostenibile, del basso impatto di energie e di risorse”.

La Giunta ha licenziato il primo atto di avvio dell’iter di adozione del nuovo Piano Regolatore Generale del Comune di Trieste, ha approvati i documenti, consegnandoli così al primo passaggio relativo ai pareri delle Circoscrizioni.
I materiali di Piano sono stati inoltrati alle Circoscrizioni nella mattina del 20 gennaio; il tempo dedicato all’invio dei pareri è – da regolamenti comunali – definito in 20 giorni. Per agevolare questa fase, prenderanno avvio gli incontri di illustrazione del nuovo PRGC presso i consigli circoscrizionali. Incontri ai quali saranno presenti l’assessore alla Pianificazione urbana Elena Marchigiani e i progettisti dell’Ufficio di Piano. Nel frattempo inizieranno le sedute della Commissione consigliare VI. Una volta restituiti i pareri da parte delle Circoscrizioni e proceduto alla valutazione degli stessi, il Piano tornerà in Giunta nella forma che verrà definitivamente trasmessa al Consiglio comunale per l’adozione. In questa forma, il nuovo PRGC già dopo la metà di febbraio sarà pubblicato sul sito della Rete civica, per dare massima diffusione alla proposta in discussione in sede consigliare.
L’adozione del nuovo PRGC potrebbe già avere luogo alla fine di febbraio 2014, ma di fatto avverrà in funzione dei tempi e delle modalità di lavoro stabiliti dal Consiglio comunale.
Una volta adottato dal Consiglio comunale, il PRGC verrà inviato alla Regione che ha 90 giorni per esprimere il suo parere vincolante. Contestualmente, dopo la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale Regionale, il documento verrà aperto per 30 giorni lavorativi alle osservazioni e alle opposizioni dei cittadini. In questa fase, sempre nell’ottica della massima trasparenza e per supportare i cittadini interessati a presentare osservazioni od opposizioni, l’Ufficio di Piano aprirà al pubblico uno specifico sportello in cui potranno essere direttamente visionati tutti i documenti e richieste precisazioni e informazioni.
Superate tutte le verifiche previste dalla legge ed esaminate le osservazioni e opposizioni, il Piano regolatore tornerà in Consiglio comunale per l’approvazione, ultimo atto del processo tecnico e politico. L’approvazione può essere ipotizzata agli inizi del prossimo anno.

Fino ad oggi: un percorso improntato alla lettura del territorio e all’ascolto di cittadini e portatori di interesse

Il nuovo Piano è stato predisposto in un tempo record, trattandosi di uno strumento completamente diverso sia dalla Variante n. 66, sia dalla Variante 118 mai arrivata ad approvazione. Si tratta infatti di uno strumento nuovo, redatto con l’intento di dare risposta ai tempi che stiamo attraversando, ai cambiamenti strutturali e alle domande che oggi emergono con forza dal territorio; di un Piano basato su una mole notevole di analisi e di valutazioni predisposte ex novo e su quanto evidenziato nel corso delle diverse fasi di partecipazione e ascolto da cittadini e portatori di interesse.

Ricordiamo solo la cronologia dei principali passaggi, del tutto congruenti a quanto stabilito nel programma di mandato del Sindaco Cosolini:
– 22 novembre 2011, approvazione in Consiglio comunale delle Direttive per la predisposizione del nuovo PRGC e delle relative salvaguardie;
– 23 dicembre 2011, la Giunta ha disposto la costituzione di un Ufficio di Piano composto da personale interno selezionato per competenze e esperienze, esperti esterni selezionati attraverso concorso pubblico, consulenze su temi specifici. In particolare, per gli studi specialistici di supporto, ci si è avvalsi delle competenze di personale interno di altri servizi dell’Area Città e Territorio e di altre Aree, ad eccezione dello studio geologico, dello studio demografico e di un approfondimento giuridico relativamente alle modalità per incentivare a riqualificazione energetica, che sono stati assegnati all’esterno;
– maggio-giugno 2012, fase di ascolto nelle Circoscrizioni; il percorso è stato supportato dall’organizzazione di incontri presso le Circoscrizioni (presenti l’assessore Marchigiani e l’Ufficio di Piano) e dalla diffusione e raccolta di questionari resi disponibili in forma cartacea e su web;
– 2012-2013, incontri finalizzati alla redazione di un quadro di progettualità e scelte strutturali alla scala dell’area vasta (con Provincia di Trieste, Comuni di Duino Aurisina, Monrupino, Muggia, San Dorligo della Valle, Sežana, Sgonico, Koper);
– luglio 2012, organizzazione di tavoli tecnici con le principali categorie di stakeholder (costruttori e professionisti, ambientalisti, categorie economiche);
– luglio 2012, organizzazione di tavoli tematici aperti a tutte le categorie portatrici di interesse sulle principali questioni al centro del Piano: Dove sarà Trieste? Prospettive alla scala dell’area vasta; Cosa farà Trieste? Economie e ricerca; Quali nature a Trieste? Ambienti e paesaggi; Come fare di Trieste una città più bella e abitabile? Questioni di qualità urbana ; Quali case e servizi a Trieste? Questioni di welfare;
– 7 gennaio 2013, presentazione pubblica degli esiti della fase di ascolto e pubblicazione sul sito web della Rete Civica;
– giugno-settembre 2013, tavoli tecnici sulle tematiche energetiche e parametri urbanistici ed edilizi;
– luglio 2013, presentazione dello stato di avanzamento e richiesta di feedback alle principali categorie di stakeholder (costruttori e professionisti, ambientalisti, categorie economiche).

Per un progetto del territorio: i temi e le questioni al centro del Piano

Il nuovo PRGC è in primis un Piano che ha il coraggio di guardare al futuro, proponendo immagini forti di progetto per la Trieste di domani. Non è semplicemente un vestito di Arlecchino, fatto della sommatoria e dell’accostamento di zone, senza una chiara immagine di sviluppo e di progetto per la città da qui a 15 anni. In un momento di crisi come quello che il nostro Paese e, quindi, anche la nostra città sta attraversando è fondamentale avere una prospettiva che possa orientare e guidare le scelte – piccole e grandi, pubbliche e private – che andranno a trasformare la nostra città e il nostro territorio. Gli investitori privati sicuramente sono più disposti a intervenire quando un’amministrazione ha e manifesta idee chiare sul proprio sviluppo.

La Trieste che ci immaginiamo:
– è una città sana e sostenibile, grazie alla ricostruzione di un rapporto virtuoso con le risorse del territorio (acqua, aria, suolo, energia), al rispetto delle regole di funzionamento ecologico, a una valutazione attenta dei livelli di tenuta e stabilità del territorio stesso, alla predisposizione di un grande progetto di mobilità sostenibile;
– è una città della conoscenza, della produzione e della logistica, in cui si possono trovare nuove occasioni spaziali per un’integrazione più forte tra innovazione e produzione, anche e soprattutto attraverso il riutilizzo di grandi aree e contenitori dismessi;
– è una città del turismo e del tempo libero, tra il Carso e il mare, fondata su un progetto di integrazione e di riconnessione tra le tante potenzialità e risorse in grado di rilanciare l’attrattività della nostra città e del nostro territorio;
– è una città policentrica, in cui si deve e si può lavorare sulla riqualificazione e sulla messe in rete dei tanti servizi e attrezzature collettive che irrorano quartieri e rioni.

Il nuovo PRGC è in sostanza un Piano che affronta le questioni di governo del territorio che abbiamo posto al centro del nostro mandato amministrativo e delle Direttive:

– partecipazione (come già ampiamente illustrato attraverso la descrizione del percorso di redazione del Piano);

– visione di sviluppo sostenibile fondata sul rilancio – oltre che dell’industria portualità e logistica – anche del turismo (attraverso un progetto di sviluppo delle attività balneari e dell’affaccio della città sul mare con particolare riguardo a Barcola), della conoscenza ricerca e produzione a basso impatto (attraverso il riconoscimento di un sistema di aree che dall’altipiano si sviluppa fino alla città e la predisposizione di indirizzi progettuali per la riqualificazione della zona industriale e dell’accesso da sud alla città-via Flavia), dell’agricoltura come occasione per la gestione attiva del territorio e la valorizzazione delle sue eccellenze (attraverso il rilancio delle attività agricole e silvo-pastorali sull’altipiano e la predisposizione di specifiche linee di indirizzo per il riutilizzo a fini agricoli dei pastini lungo la costiera)

– limitazione del consumo di suolo cui deve fare da contraltare il recupero delle grandi aree dismesse (quelle che abbiamo chiamato le Aree della grande trasformazione, in cui gli interventi giocano un ruolo strategico per la riqualificazione di più ampi settori urbani: Campo Marzio, ambito di via Rossetti-via Cumano, ex caserma di Banne, oltre a Porto Vecchio) e la trasformazione/riqualificazione della città esistente anche tramite operazioni ampie e strutturate di sostituzione edilizia (individuazione di specifici ambiti e schede progetto orientati alla realizzazione di quartieri ecologici in sostituzione di parti città degradate ed energivore – Aree della sostituzione e ristrutturazione);

– risparmio energetico e riqualificazione energetica e ambientale della città esistente, ricorrendo a specifiche forme di incentivazione (crediti volumetrici in cambio di operazioni di riqualificazione energetica), ma anche alla predisposizione di specifici criteri di invarianza idraulica, utilizzo di tetti verdi ecc.;

– attenzione per tutta la città, in primis per le periferie e i rioni con un focus su servizi e qualità/vivibilità, ma anche superamento della contrapposizione tra centro e periferia, città e altipiano, urbano e rurale (attraverso schede progetto contenenti criteri e indirizzi per la riqualificazione degli spazi pubblici nei diversi Centri di Quartiere);

– attenzione per il corretto funzionamento ecologico del territorio, per le tematiche connesse al rischio geologico e idrogeologico, per la lettura del paesaggio come valore e come volano di riqualificazione e sviluppo di spazi e attività economiche;
– integrazione delle scelte di piano con quelle della mobilità, nell’intento di delineare un nuovo sistema di trasporto pubblico che supporti forme di mobilità alternative (tranvie e similari, attraverso un grande progetto di riutilizzo della rete infrastrutturale su ferro già presente) e che affronti in maniera strutturata i problemi connessi all’accessibilità e alla sosta (individuazione di parcheggi scambiatori nell’anello più esterno della città);

– innovazione dei processi di attuazione, nell’ottica della semplificazione quale motore imprescindibile per l’attrazione di nuovi investimenti; in sostanza, eliminazione del ricorso a pianificazione attuativa in tutti i casi possibili in coerenza al PURG;

– valutazione attenta delle potenzialità di sviluppo delle aree della grande trasformazione, orientata a garantire da un lato la flessibilità necessaria agli investitori, dall’altro una chiara individuazione delle dotazioni di interesse pubblico che l’Amministrazione da tali trasformazioni vuole ottenere.

Intervento di saluto al Business Forum italo-russo

Onorevole Ministro Manutrov; Onorevole Ministro Zanonato; Autorità e graditi ospiti partecipanti a questo forum economico.Vi do il benvenuto a Trieste a nome della città e a nome mio personale. Vi accoglie una città da sempre votata alle relazioni internazionali ed è proprio per questa sua caratteristica che è stata scelta dal Presidente del Consiglio, Enrico Letta, quale teatro per questo vertice italo-russo. La Trieste moderna è cresciuta grazie al flusso di comunità provenienti da paesi differenti e di diversa cultura che ne hanno segnato lo sviluppo economico e sociale, l’hanno dotata della vocazione all’apertura e all’accoglienza e hanno dato origine alla nostra l’identità multiculturale. A me piace presentarla come una città che è stata europea prima che l’Europa, nel senso politico, esistesse e che oggi può essere sicuramente definita la più europea tra tutte le città italiane, grazie alla sua storia e alla sua collocazione nel cuore del continente.
Città-porto con uno scalo dotato di un’infrastruttura ferroviaria che garantisce collegamenti internazionali verso ogni direzione.
Città delle assicurazioni dove sono nate e cresciute le grandi compagnie assicurative italiane e dove tutt’oggi operano grandi gruppi come le Assicurazioni Generali e Allianz Group, ove sono impiegati più di 2500 addetti.
Città a elevata vocazione scientifica e tecnologica: due università; diversi centri di ricerca internazionali e universalmente riconosciuti nel campo della fisica e dell’ingegneria genetica; un parco tecnologico dove operano decine di imprese ad alto capitale di conoscenza, dalla bio-medicina, all’information technology, all’energia.
Infine, una città ad alta vocazione turistica, settore in crescita, apprezzato da un pubblico internazionale per la sua elevata qualità della vita e perché i suoi palazzi, i suoi musei, le sue chiese e perfino la sua cucina sono la testimonianza dell’incrocio e dell’incontro tra diverse genti e culture.
Trieste guarda con grande attenzione a questo forum, e mette a disposizione la forte vocazione internazionale e la capacità di essere un nodo strategico di flussi di persone, di merci e di conoscenza. In questo senso mi rivolgo ai tanti imprenditori italiani e russi presenti in questa sala.
Vi auguro che questo forum porti opportunità di crescita per le vostre attività e per l’economia dei due paesi, spero che apprezziate la città con la piazza sul mare più bella del mondo!
Vi ringrazio per l’attenzione e vi auguro buon lavoro.

Trieste europea, visita al Sindaco di Zagabria

Proseguono le visite del Sindaco alle città a noi vicine per dare continuità alla rete di rapporti che legano Trieste al suo naturale retroterra centro-europeo. Visite che costituiscono da un lato altrettante conferme della specifica vocazione e di un’anima triestina spiccatamente internazionale, dall’altro importanti occasioni per i rispettivi “primi cittadini” per dar forma e attuazione alla “filosofia” secondo la quale l’Unione Europea è composta non solo da Stati ma anche dalle città che si mettono “in rete”. In tale ottica Cosolini ha incontrato a Zagabria il collega croato Milan Bandić con il quale è stato comunemente sottolineato, con viva soddisfazione, il progressivo crescere di un rapporto innanzitutto in campo culturale, che trovato recentemente la sua prima espressione con una rassegna dedicata all’adesione della Croazia all’Unione Europea presente nel cartellone di Trieste Estate 2013 e che sta ora continuando, riscuotendo particolare successo, con la retrospettiva antologica dedicata all’artista spalatina Jagoda Buić (allestita fino al 6 gennaio 2014 al Museo Revoltella); mostra che ha visto collaborare fattivamente il Museo d’Arte Moderna di Zagabria con il civico museo triestino.
Inoltre non è casuale che nella stagione lirica e di balletto 2014 della Fondazione Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”, il 22 aprile prossimo, debutterà il balletto del Teatro Nazionale Croato di Zagabria con lo spettacolo “Six Antique Epigraphs – In White and Black / Le sacre du printemps”. E sarà proprio quella l’occasione per il Sindaco di Zagabria Milan Bandić per ricambiare la visita a Trieste, anche per formalizzare attraverso un protocollo d’intesa la collaborazione di fatto già instaurata tra le due città.
Durante l’incontro, tenutosi al Municipio della capitale croata, e al quale erano presenti anche l’Ambasciatore italiano Emanuela D’Alessandro e il nostro Assessore allo Sviluppo Economico Edi Kraus, si è concordato che la collaborazione culturale proseguirà il prossimo anno con l’organizzazione di una mostra nella capitale croata, curata dal Museo Revoltella, interamente dedicata agli artisti e ai pittori triestini tra ’800 e inizio ‘900.
Si è anche discusso dello sviluppo della reciproca collaborazione in chiave turistica, in considerazione del fatto che oggigiorno la vicinanza tra le due città si è ulteriormente ridotta, non solo per il superamento delle barriere, ma anche per le moderne infrastrutture che collegano Trieste a Zagabria, ora distanti solo due ore di viaggio in automobile. E dopo cultura e turismo, si è discusso anche di sport, ovvero dell’opportunità di organizzare delle iniziative di collaborazione e amicizia anche in questo settore, prima delle quali potrà essere una partita amichevole tra le due squadre di pallacanestro cittadine, anch’essa da disputarsi il prossimo anno.

Lettera al Presidente del Consiglio

Signor Presidente,letta-putin_1-414x270
nel darLe il benvenuto a Trieste e nel ringraziarLa per aver scelto la nostra città per questo vertice ponendoci così ad un’attenzione nazionale e internazionale voglio cogliere l ‘opportunità per trasmetterLe alcune considerazioni. La città che La accoglie nel 2014 celebrerà contemporaneamente il centenario dall’inizio della Grande Guerra, i 60 anni dal ricongiungimento con l’Italia che ha segnato anche per la prima volta il suo entrare a far parte di uno Stato democratico e i 10 anni dal superamento delle barriere con la Slovenia.
In questo itinerario Trieste, che era stata una città europea quando l’Europa nel senso in cui la conosciamo oggi non esisteva ,dopo aver vissuto tutti i drammi del Novecento, ed aver visto a lungo negata la sua vocazione storica da muri politici ed ideologici, si ritrova oggi nella Nuova Europa come la più europea delle città italiane. L’attenzione per Trieste è alta e la verifico personalmente da manifestazioni d’interesse ad investirvi e dall’attenzione che trovo in grandi città europee,da Vienna a Zagabria, da Monaco a Lubiana.
La crisi, che pur ci colpisce duramente, non fa venir meno il potenziale delle vocazioni di quest’area, consegnateci dalla storia e da alcune lungimiranti scelte del passato: città porto, città delle assicurazioni, città della ricerca e infine, perché vocazione più recente ma con significativi tassi di crescita, città dalla crescente attrattività turistica soprattutto internazionale, grazie anche al suo straordinario patrimonio culturale.
Queste vocazioni, Presidente Letta,ci aprono una prospettiva che, come accadde quando nacque e crebbe la Trieste moderna, ci può vedere al centro di flussi significativi di persone, di merci e di idee. È questo il futuro di Trieste ed è anche il contributo che Trieste può mettere al servizio della Regione e del Paese. Lei del resto Trieste la conosce e ne riconosce la vocazione e proprio per questo l’ha voluta sede del vertice italo-russo.
Il destino di quest’area dipende innanzitutto dalla nostra comunità, da quanto istituzioni, economia, cittadini faranno ognuno per propria parte per trasformare le potenzialità in un futuro positivo. Certo serve però anche una scommessa del nostro Paese su questa funzione, sulle opportunità che un efficiente sistema portuale infrastrutturale in Alto Adriatico apre per le relazioni italiane con il Far East e con il Centro Nord Europa, il considerarci perciò un’area d’interesse della politica europea del Governo Italiano, una risorsa per il Sistema Italia, che si traduca in un investimento teso a favorire i flussi, in particolare di persone e di merci, oggi particolarmente problematici. Da un lato la possibilità di realizzazione effettiva della 3a Corsia dall’altro, soprattutto, il miglioramento dei collegamenti ferroviari sia per le persone sia per le merci: non parlo in questo caso dei Grandi Corridoi quanto di ciò che nel breve e medio termine può rendere Trieste “più vicina”all’Italia e all’Europa ovvero treni più veloci verso ovest per le persone e un investimento sull’infrastruttura ferroviaria per rendere più competitivo il nostro Porto. Sono temi sui quali insieme alla Presidente Serraccchiani abbiamo avviato un dialogo con FS ma che certo da un indirizzo forte e da un impegno del Governo possono ricevere la spinta decisiva. Ne trarrebbero beneficio il Porto, le grandi imprese assicurative qui radicate ma protagoniste globali, le industrie e i centri di ricerca, la comunità tutta.
Mi permetto ancora di segnalarLe come su un altro versante Trieste abbia oggi la possibilità di trasformare una grave criticità industriale, occupazionale ed ambientale in un’occasione per dimostrare che è possibile, con l ‘impegno di istituzioni e imprese, salvare e anzi sviluppare industria e ambiente, lavoro e salute: parlo del possibil piano per il futuro produttivo e il risanamento ambientale dell’area di Servola che richiede per superare gli ostacoli la conclusione positiva di un percorso per un Accordo di Programma che comprende diversi Ministeri del Suo Governo.
Il momento è difficile e proprio per questo Trieste vuole fare la sua parte, mettendo da parte vittimismi e nostalgismi, consapevole delle proprie risorse e delle proprie energie: le richieste che Le rivolgo vanno in questa direzione.

Roberto Cosolini
Sindaco di Trieste

BARCOLANA 45

In città già si respira l’aria festosa ed elettrizzante della Barcolana, manifestazione di richiamo internazionale amata da tutti appassionati, del mare e non. Ottobre a Trieste significa, infatti, Coppa d’Autunno, quest’anno giunta alla sua 45esima edizione: la regata con il più alto numero di partecipanti al mondo, capace di attrarre migliaia di persone che arrivano in città per godersi il mare, il vento, gli eventi organizzati appositamente e le bellezze della nostra meravigliosa città.

E’ una vetrina  fantastica per promuovere  il nostro territorio, che, statistiche alla mano, è sempre più apprezzato da turisti italiani, ma soprattutto da quelli stranieri in continua crescita. Proprio in  quest’ottica, sabato 12 ottobre alle 9:30 presenterò, insieme all’Assessore al Turismo e allo Sviluppo Economico, Edi Kraus, ai blogger, ai giornalisti e nazionali e internazionali, agli operatori economici presenti in questi giorni in città e al pubblico che fosse interessato a intervenire, le attrazioni culturali e d’intrattenimento cittadine, sottolineando le tante potenzialità turistiche della nostra città sulle quali dobbiamo concentrarci e investire.

La Barcolana, oltre ad essere una festa per tutti, costituisce infatti un volano economico notevole per il nostro tessuto economico, di fondamentale importanza particolarmente in questi tempi, ed è anche per questo che voglio ringraziare tutte le persone che con passione e professionalità lavorano nell’arco di tutto l’anno per la realizzazione e per l’organizzazione di questo straordinario evento.

Rivolgo un sentito grazie, a nome di tutta la città, alla Società Velica di Barcola e Grignano, ai tanti volontari e alle tantissime persone che in queste giornate frenetiche sono impegnate a garantire i servizi e a chi, dietro le quinte o in prima linea, lavora per il corretto svolgimento della manifestazione.

E’ questo il meraviglioso “equipaggio” che ci permette di godere serenamente e in sicurezza un magnifico evento. Buon vento!

 

 

 

 

REPORT di MANDATO #2

Questa è una sintesi dell’intervento del Sindaco in occasione del secondo report di mandato: a questo è dedicata una dettagliata pubblicazione, mentre l’intervento si sofferma anche in particolare su temi di estrema attualità per la città.

E’ un dovere etico e politico rendere conto ai cittadini dello stato di avanzamento dei risultati, delle difficoltà e degli impegni che si vogliono portare a termine.  Fa bene alla trasparenza e avvicina i cittadini alle Istituzioni, obiettivo, oggi più che mai, fondamentale. È il momento centrale di un dialogo continuo che cerchiamo di avere con la comunità e le forze vive di questa città, a cui chiediamo anche un apporto critico.

Lo abbiamo fatto nel 2012 e quest’anno abbiamo innovato la formula. Prima del Report finale si sono tenuti 5 appuntamenti tematici con gli assessori: “Trieste Città delle persone”, “Cultura e turismo”, “Ambiente e qualità del territorio”, “Partecipazione e valorizzazione del territorio”, “Economia e Sviluppo”.

Io, invece, farò un ragionamento complessivo, condizionato anche da alcuni fatti di stringente attualità, mentre nelle prossime settimane organizzaremo altri 5 incontri con me per approfondire i temi trattati nel Report di Mandato #2 .Vi risparmio, perciò, un lungo, dettagliato e forse noioso elenco.  Mi limito ad alcuni tratti di sintesi:

–         Abbiamo lavorato per superare il rischio di isolamento: moral suasion sui collegamenti (ottenendo un primo risultato sui treni per Milano e una proposta di FS per il porto), per connettere Trieste con altre città europee, promuovendo eventi comuni con Vienna, Lubiana, Graz e con la vicina Capodistria. Abbiamo promosso eventi che portano persone a Trieste e la fanno conoscere, i grandi concerti, il Giro d’Italia e Trieste Next..

–         Abbiamo messo in cantiere strumenti di pianificazione che guardano ad una città più moderna, più vivibile e più competitiva, approvando il Piano Generale del Traffico Urbano, mentre è in fase di avanzata di redazione il Piano Regolatore.

–         Sono state adottate misure per trasparenza e rigore nell’amministrare la cosa pubblica: pubblicità procedimenti e atti, il Comitato di garanzia  per validare i curricula dei candidati alle nomine, la riduzione delle società partecipate, degli amministratori e dei compensi: vengono riconosciute competenze e responsabilità. Sono finiti con noi gli eccessi di un vero e proprio “stipendificio” dipendente dalla politica.

–         Cultura: scongiurata la liquidazione di due teatri, avvio di un lavoro di riorganizzazione sistemica del patrimonio culturale e museale del Comune (tra un anno lo presenteremo), valorizzazione delle risorse culturali locali (come nel caso di TriesteEstate) e contemporaneamente sviluppo di rapporti internazionali, con Lubiana e Graz e oggi finalmente il ritorno di un grande appuntamento con l’arte contemporanea, con l’installazione di Jannis Kounellis

–         Più servizi via web: ComuniChiamo, certificazioni anagrafiche online, il percorso insomma verso una Smart City: informazioni in tempo reale sui cantieri, viabilità, servizi per i turisti, mobilità elettrica, 10 stazioni di ricarica per auto elettriche, interventi di automazione per il risparmio energetico.

–         Economia: assunte iniziative importanti per ferriera, siti inquinati, turismo e commercio.

–         Decisioni su progetti che sono in grado di mettere in moto nuovi  investimenti, dar fiato all’edilizia e valorizzare aree e infrastrutture: oggi  Park Audace,  a breve Campo Marzio.

–         Aumentati i posti in asili, il numeri di anziani seguiti, le persone in difficoltà assistite.

–         Ambiente: definito il Piano Ambientale per la città, avviato il piano di classificazione acustica, nuovi  Piani di Azione Comunale, avvio del risparmio energetico in 40 edifici comunali, prossimo il Piano di Azione per l’Energia Sostenibile.

Tra le grandi operazioni in quest’ultimo anno c’è la fusione Hera Acegas-Aps che porta:

  • Più valore al patrimonio del Comune che partecipa assieme ad altri Comuni al controllo pubblico su una grande Multiutilities.
  • Più risorse per i servizi ai cittadini perché aumentano gli utili che destiniamo ad interventi sociali
  • L’ ampliamento della gamma e della qualità dei servizi

Assieme ad Acegas-Aps, a breve, presenteremo durante un evento pubblico:

– Investimenti sulle reti

– Svolta sulla gestione ambientale

– Una serie di iniziative di orientamento al cliente “Customer care”: intanto agli sportelli i tempi medi di attesa sono passati dai 30-40 minuti a 10 e quelli al call-center da 8 minuti a 30 secondi.

Qualcuno paventava perdite occupazionali per effetto dell’intesa: non ci sono e non ci saranno; su questo c’è stata un’intesa fra i sindaci di Trieste e Padova e i sindacati recepita dall’azienda.

Qualcuno temeva che Acegas-Aps venisse “mangiata”: c’è, resta, ha sede e presidente triestino, versa le tasse in questa Regione,  semmai la novità è che da 1 gennaio 2013 Hera Trading ha spostato la sede legale a Trieste e questo garantisce una quindicina di milioni in più di partecipazione fiscale a beneficio del territorio.

Questa fusione, quindi, porta a Trieste più valore in tutti i campi.

La creazione del Valore è fondamentale. Per superare la crisi è la priorità. Il circuito virtuoso della creazione della ricchezza e della sua redistribuzione a fini sociali, della competitività economica e della coesione sociale, richiede che l’economia crei valore e determini gettito fiscale che, diventa politiche pubbliche. Altrimenti il pubblico, tra un po’, non potrà nemmeno tamponare gli effetti della crisi.

Questa è una crisi difficile non solo per la sua entità e la sua durata ma anche perché, a differenza di situazioni precedenti, non è possibile usare la leva pubblica, ovvero le opere pubbliche, per rilanciare, attraverso l’edilizia e l’industria collegata l’economia.
Anzi gli obblighi assunti in sede europea per il risanamento della finanza pubblica si sono tradotti in un “Patto di Stabilità” che comprime la possibilità di investimento del pubblico sull’economia locale e che, applicato nelle situazioni non deficitarie bensì sane come quella del nostro Comune, sta diventando un fattore di recessione e un tipico caso di eterogenesi dei fini.

Non poter appaltare 30 milioni di opere e sevizi nel 2013 a Trieste vuole dire: meno gettito Iva e meno imposta sui redditi di imprese e persone, meno salari e stipendi e quindi meno consumi, più ammortizzatori e più sussidi, oltre a meno manutenzioni, meno sicurezza sui marciapiedi e strade, meno interventi nelle scuole…Insomma messa in questi termini il saldo finale del “Patto di Stabilità” per il bilancio pubblico sarà col segno – e non +.

Ma c’è anche un tratto distintivo di questa crisi che differenzia Trieste dalle altre realtà italiane in cui si manifesta forse con maggiore crudezza. Già perché pur in un contesto in cui si estendono povertà ed emergenza sociale, in cui aumentano i disoccupati, qui la crisi morde meno forse perché tirava meno lo sviluppo. Mi spiego: abbiamo una quota di redditi dipendenti dalla competitività dell’economia, e quindi andati in crisi, inferiore ad altri territori: più pubblico impiego, più pensioni che, anche se sempre più erose in potere d’acquisto, sono garantite, una quota elevata di posti in settori come l’assicurativo che ha tenuto ed aumentato, il consumo ancora di ricchezza accumulata nel passato e poi tramandata.

Se questa situazione rende un po’ meno drammatico il presente rende più difficile la prospettiva…..

Questa condizione socio-economica consolidata, unita ad una buona qualità della vita complessiva, ha infatti per molti anni determinato una convinzione diffusa, che poi è diventata un’aspettativa certo non inascoltata dalla classe dirigente di Trieste:

Non si è investito per creare infrastrutture per la creazione del valore.

Si rinviava, si consumava, l’allergia per i costi dello sviluppo prevaleva. Si sono perse occasioni quando  le risorse pubbliche c’erano.

Del resto l’immobilismo crea rendite sul piano politico e anche su quello economico

Una Comunità Protagonista: un insieme, un’unità d’intenti fra istituzioni, imprese, forze sociali, cultura, cittadini coesi:perché la Città apra le finestre e liberi l’aria dall’immobilismo.

Ad alimentarlo hanno contribuito e contribuiscono due sentimenti purtroppo non ancora presenti: vittimismo e nostalgismo

Il vittimismo sposta il tiro dai problemi reali e dalle responsabilità e maschera uni e altre

Il nostalgismo trasforma il valore della nostra storia e della nostra identità – grande patrimonio che ci arriva dal passato e che dovremmo usare per il futuro- in un frustrante rimpianto.

Nel migliore dei casi questo cocktail produce un disincantato cinismo così diffuso in una certa triestinità. Ma può accadere altro. Ho la sensazione che il TLT sia nato per agitare la leva del vittimismo e del nostalgismo e creare le premesse per una nuova stagione di immobilismo.

Nel 2013:

  • non possiamo mettere in discussione che Trieste sia italiana o dover manifestare per dirlo
  • Non possiamo, dopo aver superato confini, vedercene proporre di più angusti
  • Non possiamo subire un’altra stagione di divisione ideologica
  • Non possiamo veder sfilare bambini e ragazzini inconsapevoli portati ad affermare che Trieste non è italiana e deve essere liberata! Piuttosto dovrebbero essere portati a conoscere e rispettare il lungo itinerario di dolori e di sangue, dalle persecuzioni fasciste verso le minoranze, alla Risiera, dalle foibe ai morti del ‘53, che porta Trieste ad essere libera in Italia e in Europa.

Non sottovalutiamo il fenomeno, attecchisce in persone in buona fede per una serie di ragioni:

a) Crisi genera inquietudine e può portare ad inseguire falsi profeti.

b) Discredito della politica che viene identificata con l’Italia: anche gli scontrini bizzarri e le cene di Natale dei consiglieri regionali hanno portato fieno in cascina a questo movimento.

c) Nostalgismo: inutile perché  in realtà non è finita Trieste, è finito l’impero di cui Trieste era unico sbocco al mare (altrimenti Venezia dovrebbe vivere nel ricordo della Repubblica Marinara)

d) Vittimismo anti-italiano: che dimentica le industrie portate qui e poi rimaste, magari privatizzate ma vive e competitive come , Wärtsilä dimentica il Fondo Trieste, la Legge 26 o Pacchetto Trieste, il fatto che l’Italia abbia sostenuto il progressivo insediamento di realtà scientifiche che hanno prodotto posti di lavoro e prestigio internazionale.

Il fenomeno dell’indipendentismo, però, è cresciuto, mentre tutti tenevano un basso profilo scommettendo sul suo esaurirsi.

Serve una battaglia politica e culturale (non bastano le sentenze) di istituzioni, forse politiche e sociali, mondo della cultura, sindacati (si sono visti lavoratori della Ferriera manifestare con chi sta cercando di far saltare l’unica prospettiva occupazionale che hanno (!)).

Aggredire le cause, informare, coinvolgere i cittadini per una lettura reale, non illusoria, delle possibili soluzioni alla crisi. Penso ad esempio a due ambiti dove il movimento ha attecchito:

– nella comunità slovena che deve essere consapevole che questa battaglia li riporta indietro, a una città divisa e segnata da contrapposizioni

– verso i tanti piccoli imprenditori, commercianti, artigiani, stretti da un’angoscia della crisi, della mancanza di liquidità, banche, Equitalia….Non possiamo lasciarli in mano di chi gli propina una ricetta fuori dalla legalità e dallo stato di diritto. Qua ci dobbiamo mettere attorno a un tavolo, enti locali, associazioni, Agenzia delle Entrate, banche, Acegas-Aps e costruire percorsi di supporto, di accompagnamento, di alleggerimento della pressione, di agevolazione. L’applicazione brutale e ottusa di norme talora sbagliate e soffocanti per il contribuente spesso è più efficace a stritolare chi è in difficoltà piuttosto di ricuperare ricchezza occultata. Oggi siamo al dramma sociale e può diventare disordine sociale.

Trieste sconta una marginalità? Certo abbiamo un problema di collegamenti ma:

ITS, YPO, Global Forum, vertice fra Putin e Letta e gli eventi che arriveranno nel 2014: tanti appuntamenti che ci dicono che Trieste viene vista come importante, centrale e che tutte queste occasioni portano alla sua “scoperta”.

Qualche primo risultato sui collegamenti lo stiamo raggiungendo: dal treno Ts/Mi più veloce di 40 minuti rispetto ai precedenti al percorso, promosso dal Comune, per raggiungere un accordo tra Porto e FS per migliorare infrastruttura e servizi ferroviari.

Il nuovo treno TS/MI è un primo risultato dopo che per anni tutti si sono lamentati ma nessuno aveva fatto una richiesta esplicita a nome del territorio verso Mauro Moretti.  Lo ha fatto il Comune insieme con le realtà economiche più interessate, Generali, Allianz e Confindustria, supportati dalla Presidente Serracchiani e un primo obiettivo è stato centrato: consente 1h e 20 di tempo in meno per il viaggio in giornata. Se dimostreremo che la domanda si intensifica potremo negoziare un ulteriore riduzione.

Con Generali e Università abbiamo poi avviato un lavoro concreto per creare progressivamente a Trieste il polo formativo di tutto il Gruppo.

Forse è arrivato il momento che la Comunità prenda in mano il suo destino scegliendo innanzitutto il campo: quello di una città che può e vuole essere importante per la Regione, per l’Italia e per l’Europa.

Il Patto con la Regione, che il capoluogo deve avere, mi pare sia nei fatti di questi mesi e ha come primi obiettivi la soluzione di situazioni critiche quali Ferriera,  sito inquinato e la questione collegamenti.

Sulla Ferriera fatemi dire solo una cosa: siamo impegnati nel tentativo di realizzare una missione difficile: far convivere industria con salute e ambiente. Le ricette facili sono state finora solo promesse non mantenute.

Una buona cosa che possiamo fare per il Porto è portare rapidamente a conclusione  e a finanziamento,  l’accordo con FS.

La priorità, oggi, è liberare tutte le possibilità di investimento che possono creare valore al territorio.

Mi riferisco alle aree strategiche, quali Campo Marzio e Fiera. Mi riferisco al Sin. E mi riferisco al Porto Veccio.

Il TAR ha detto che sostanzialmente se c’è la volontà politica si può fare ciò che si vuole, cerchiamo di costruirla.

Cercheremo, nonostante il Patto di Stabilità, di aprire cantieri e di realizzare qualche opera pubblica: quelle del Piano città e di Pisus, dove abbiamo vinto competizioni sulla qualità progettuale con altre città, Ponterosso e Borgo Teresiano e alcuni interventi significativi necessari nei rioni.

Con la nuova destinazione del Ex-Meccanografico vorremo dare, tra l’altro, anche opportunità a una domanda giovanile nel campo della cultura. In generale credo che un progetto per i giovani centrato sugli spazi, anche in auto- recupero, per associazioni o per progetti professionali e d’impresa, possa e debba essere un segno che la città si orienta verso il futuro.

Un progetto di sistema per il Turismo, per farlo diventare una vera e propria industria diffusa del territorio. Strategia, patto istituzioni/operatori, managerialità. Lo presenteremo già questo mese. Nel 2014 vedremo una Trieste  ancora più accogliente, organizzata e  bella. Credo che questo metodo possa essere declinato in tanti campi, per esempio, anche per la Città della Conoscenza.

La Comunità protagonista è chiamata a scoprire un diverso valore del termine “bene pubblico”. Bene pubblico non è tutto ciò che è dello Stato, nelle sue diverse articolazioni, bensì della Comunità.

Per questo, e anche per far fronte all’emergenza delle gestioni pubbliche (pensiamo al bilancio 2013 ) per garantire valore, gestione ottimale, per il  buon uso del bene pubblico serve un patto:

– Con le imprese, per un’opera pubblica, un’area verde da mantenere

– Con i cittadini, per gestire e usare al meglio gli spazi sociali

Penso a sistematici incentivi a comportamenti virtuosi e di responsabilità dei cittadini (ad esempio lo sconto Tares)

Rafforzare il nostro senso di Comunità, perché solo così ce la faremo.

Un grazie a quanti quotidianamente operano con me e credono sempre all’idea che Trieste Torna Grande, torna protagonista. Assessori, consiglieri hanno un  compito difficile. Portano un’etichetta di casta direi contraddetta dai fatti reali e sostengono con impegno e spirito di servizio quel contatto diretto con gente sempre più preoccupata, inquieta, anche rabbiosa, che altri palazzi non conoscono.

Alle collaboratrici e ai collaboratori, dai dirigenti a tutti, un ringraziamento per il lavoro che fate, spesso sottovalutato e una sottolineatura: la Comunità, le persone, i cittadini, le imprese hanno oggi ancora più bisogno di noi e noi dobbiamo stare con loro, aiutarli, con risposte e con servizi efficienti, con responsabilità, professionalità ma anche con quella passione per il bene pubblico inteso come bene di Comunità e con la consapevolezza di quanto possa essere nobile la nostra missione di servizio per sostenere la crescita economica e promuovere la coesione sociale.

“Report di mandato #2”: cinque ulteriori incontri sindaco-cittadini

Cinque ulteriori incontri di confronto, dialogo e approfondimento con i cittadini delle molteplici tematiche inerenti l’amministrazione della Città sono stati decisi dal Sindaco Roberto Cosolini all’indomani dell’affollato pubblico incontro di ieri sera al Ridotto del Teatro Verdi che ha concluso il percorso ufficiale del Report di Mandato#2 dell’Amministrazione da lui guidata.

Percorso che si era già articolato in cinque incontri propedeutici di tipo tematico svolti in varie sedi decentrate, dove la Giunta aveva potuto illustrare i risultati fin qui conseguiti e i progetti futuri riguardo a tutti i diversi settori di attività dell’Amministrazione.  Per concludersi poi appunto al Verdi con l’intervento dello stesso Sindaco.

Ma proprio l’esigenza di aprire un confronto ancor più puntuale, nella ribadita convinzione che solo su una base di massima trasparenza e partecipazione può fondarsi quella superiore coesione di una comunità che voglia essere nuovamente protagonista di cui ha parlato Cosolini, ha persuaso lo stesso Sindaco ad avviare questa nuova serie di incontri, come sempre aperti a tutti i cittadini interessati, per poter svolgere una più ampia e dettagliata discussione.

Con l’interessante novità che i temi di questi nuovi appuntamenti non saranno stavolta scelti e presentati dalla Giunta ma verranno proposti direttamente dai cittadini, tra i temi trattati durante gli incontri del Report finale.
La formula, pensata per garantire una discussione seria e approfondita, sarà quella di riunioni cui potranno partecipare un massimo di 25 cittadini per volta, i quali si confronteranno direttamente con il Sindaco sulla base di temi e proposte di argomenti che essi stessi indicheranno inviando allo scopo al Comune un messaggio di posta elettronica che servirà anche da iscrizione agli incontri suddetti.

Per il loro svolgimento – che avverrà indicativamente in una sala centrale del Palazzo municipale – il Sindaco ha già fissato le date che saranno quelle dei primi tre giovedì di ottobre (il 3, il 10 e il 17), quindi di lunedì 28 ottobre, e ancora di giovedì 7 novembre. La durata di ogni incontro sarà di circa due ore, con inizio alle 17.30.
Per l’iscrizione e l’indicazione dei temi prescelti i cittadini possono scrivere fin d’ora al Gabinetto del Sindaco, all’indirizzo: [email protected]

Tratto da ReteCivica

75° anniversario dell’annuncio delle Leggi Razziali 18.9.1938 – 18.9.2013

Permettetemi di fare alcuni ringraziamenti, brevi ma commossi.
Alla Comunità ebraica triestina, che ha collaborato con il Comune di Trieste alla realizzazione di queste due importantissime giornate di oggi e di mercoledì 18 settembre.
Ringrazio inoltre il Comitato pace solidarietà convivenza ‘Danilo Dolci’ di Trieste.

Vorrei salutare, in particolare, due persone che si trovano tra il pubblico, le Signore:
DIAMANTINA VIVANTE VED. SALONICHIO
LUCIA ELIEZER VED. DEL CIELO,
entrambe deportate a Bergen Belsen con l’ultimo convoglio partito da Trieste nel 1945, entrambe sopravvissute ma pesantemente segnate dalla Shoah, avendo Diamantina perduto mamma, fratello, tre sorelle e due nonne, e Lucia i due fratelli che erano stati deportati assieme a lei.

La Comunità ebraica triestina è stata ed è una componente fondamentale di Trieste, un organismo essenziale del corpo della città, e la città di Trieste è stata ed è un luogo importante per la Comunità ebraica triestina.
Non è necessario in questa sede accennare alla sua storia, storia nota a questo pubblico e alla città, ma solo dire che la Comunità ebraica triestina, attraverso i suoi uomini eccellenti e i suoi uomini comuni e le sue istituzioni, ha sempre svolto un ruolo di primissimo piano nello sviluppo e nelle fortune politiche, economiche, sociali e culturali della città; tra tanti fasti, è sufficiente ricordare la maestosa Sinagoga.

Trieste è stata un luogo del destino anche per moltissimi ebrei non triestini. Per gli ebrei di Galizia e Russia partiti all’alba del Novecento con i piroscafi della Società di navigazione austro-americana per emigrare in America. E soprattutto per gli oltre 150.000 – ebrei polacchi dopo il 1920 e successivamente ebrei di tutta Europa in fuga dai nazisti – imbarcatisi sulle navi del Lloyd triestino. Trieste è stata, in questo caso, “Porta di Sion”, porto d’imbarco tra i principali, per la “salita” verso Israele.

Oggi siamo riuniti in questa sede per commemorare un avvenimento di 75 anni fa: la visita di Mussolini a Trieste e il famigerato discorso che qui fece. Un discorso della cui importanza era perfettamente consapevole egli per primo, tanto che volle fosse diffuso in diretta radiofonica mondiale.
Mussolini il 18 settembre 1938 parla a Trieste, ma vuole essere udito contemporaneamente in tutta Italia e a Londra, New York, Monaco, Parigi, Praga.

Mussolini parla da un palco allestito appositamente nella zona occupata dalla Fontana dei Continenti che, per l’occasione, è stata trasferita altrove. Il palco è montato su due colossali timoni alti dodici metri, che vorrebbero simboleggiare le fortune della cantieristica e della marineria triestina, perfettamente inserite nel recente impero fascista. Le fortune economiche della Trieste fascista costituiscono la seconda parte del suo discorso triestino.

Noi oggi siamo qui a commemorare la terza parte, quella dedicata all’annuncio delle leggi razziste, che si attueranno puntualmente nel novembre del 1938. Mussolini rivendica una propria politica razzista autonoma rispetto all’alleato nazista e invoca la necessità di una “severa coscienza razziale, che stabilisca non soltanto delle differenze, ma delle superiorità nettissime”.
Piazza Unità d’Italia, in quella mattina del 18 settembre 1938, è gremita fino all’inverosimile, alcune fonti dell’epoca parlano di 100.000 persone presenti, altre addirittura di 140.000.
Nella studiatissima coreografia della Piazza ci saranno stati non pochi ebrei, con ogni probabilità anche nelle varie organizzazioni maschili, femminili e giovanili militarmente inquadrate che, udendo il discorso, avranno scoperto di essere “nemici irreconciliabili del fascismo”, e di esserlo già da sedici anni, e di essere perciò destinati a “una politica di separazione”.

In queste terre, il fascismo attuò politiche di separazione, nei confronti dei cittadini italiani di nazionalità slovena e croata.
Ci furono violenze e incendi, ci fu una strategia finalizzata al genocidio culturale mediante l’italianizzazione del toponimi, dei cognomi e l’annullamento delle classi di insegnamento in sloveno e croato.

La strategia segregatrice e discriminatoria del fascismo italiano, contro gli ebrei, che Mussolini annuncia a Trieste ha avuto delle avvisaglie: nell’estate del 1938 l’Ufficio demografico del Ministero dell’Interno è stato trasformato in Direzione generale per la demografia e per la razza, presso il Ministero della cultura popolare è stato istituito l’Ufficio studi sul problema della razza, poi è stato pubblicato il documento teorico ufficiale “Il fascismo e i problemi della razza” (noto anche come “Manifesto degli scienziati razzisti”), poi si è svolto il censimento razzista, poi il Regio decreto per la difesa della razza nella scuola e infine il Regio decreto sugli ebrei stranieri.
Dopo il discorso di Trieste seguirono la Dichiarazione sulla razza del Gran Consiglio del fascismo, il Regio decreto per l’integrazione in testo unico delle norme già emanate per la difesa della razza italiana nella scuola e, soprattutto, il Regio decreto per la difesa della razza italiana.

La parola Shoah significa “distruzione” e indica un processo. Un processo che ha un culmine, l’annientamento degli ebrei d’Europa, che si realizza negli eccidi di massa nel corso dell’avanzata dei nazisti verso est, nei ghetti, nei centri di sterminio come Auschwitz, Treblinka, Sobibor, Belzec, Majdanek e altri.
Nella nostra città, a pochi chilometri da questa Piazza, nella Risiera di San Sabba, dove ebrei triestini, fiumani, veneziani vengono detenuti per essere poi deportati nei campi di sterminio e in alcuni casi anche già assassinati, condividendo l’ambiente della spettrale ex fabbrica con i partigiani e resistenti italiani, sloveni e croati che, a migliaia, vi vengono massacrati.

In Italia la Shoah non è solo colpa incancellabile dei nazisti: il processo storico della Shoah si inizia nell’estate del 1938, ed accelera dopo il discorso di Mussolini a Trieste.

Ecco perché abbiamo voluto che di tale discorso restasse una traccia, incisa in una lastra di acciaio incastonanta nella pavimentazione di arenaria di Piazza Unità d’Italia. Una lastra di acciaio, non di bronzo, non di marmo.

Una lastra di acciaio affinché fosse teso un filo invisibile tra l’acciaio della lastra di Piazza Unità e l’acciaio della piastra del crematorio della Risiera.