Vaccini in Fvg: serve rigore nel trattare servizi essenziali

Finalmente la campagna di vaccinazioni ha preso la direzione giusta: è ora il turno delle persone vulnerabili, e contemporaneamente delle persone sane, ovviamente a partire dalle più anziane.

Proprio per questo, ho chiesto alla Regione un po’ di rigore nel trattare i cosiddetti servizi essenziali verso i quali finora si è andati piuttosto di “manica larga” creando comprensibile perplessità fra tanti cittadini.

Si potrebbero fare tanti esempi: dall’allargamento a dismisura nella categoria sanità, ai poliziotti in pensione a Pordenone fino al via libera poi revocato agli avvocati. Chiariamo bene una volta per tutto il concetto di essenziale?

Tutti attendiamo, tutti abbiamo diritto, tanti hanno buoni motivi per avere fretta e proprio per questo disciplina nelle priorità e trasparenza sono fondamentali.

A seguire il testo integrale della mia interrogazione:

Oggetto: Piano regionale di vaccinazione Covid 19.

Tenuto conto delle recenti dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi sull’aggiornamento del Piano nazionale di vaccinazioni anti Covid 19 e della sua applicazione a livello regionale;

Ricordati i passaggi relativi alle diversità di azione finora seguite da parte delle diverse regioni nelle dichiarazioni sopra richiamate;

Considerata l’enorme aspettativa dei cittadini per accedere alla possibilità della vaccinazione;

Vista la priorità in questa fase, attuata in questi giorni anche dalla nostra Regione, rivolta alle persone vulnerabili per la presenza di patologie significative e progressivamente alle persone dai 79 anni a scendere

Rilevato che, un po’ dappertutto, e anche nella nostra regione la vaccinazione nell’ambito dei cosiddetti servizi essenziali è stata fin qui estesa ad ambiti molto ampi, al di là dell’obiettivo condivisibile di proteggere personale impiegato in questi servizi in condizioni di potenziale rischio

Appreso da notizie di stampa locale che negli ultimi giorni si sono verificati disguidi per la prenotazione di vaccinazioni da parte di avvocati ritenuti inizialmente facenti parte della categoria “tribunali” e poi esclusi da tale inquadramento dopo che diverse persone avevano già prenotato l’appuntamento;

Visto che, sempre da notizie di stampa, si è appreso che sarebbero state ammesse a vaccinazione persone in quiescenza impiegate in precedenza nelle forze dell’ordine ma di età inferiore agli 80 anni, presso le sedi organizzate dall’ASFO di Pordenone;

Considerata la necessità del rispetto rigoroso delle priorità sopra richiamate, anche nell’ambito della somministrazione del vaccino Astra Zeneca consentita per le persone sane dai 79 anni in giù;

interroga l’Assessore competente per sapere se la nostra Regione intenda da subito, in coerenza con le priorità dettate dal Piano nazionale di vaccinazione anticovid, emanare direttive chiare e vincolanti che limitino alle figure e alle professionalità strettamente necessarie il prosieguo della vaccinazione nell’ambito dei cosiddetti servizi essenziali, ponendo fine a quella che si è configurata finora nei diversi campi come un’estensione di tale possibilità ben oltre le motivazioni che l’hanno ispirata, comportando così di fatto in diversi casi una situazione di “ salta la fila “ eticamente censurabile, incoerente con le priorità della campagna e contrastante con l’obiettivo primo ovvero di mettere in sicurezza prima la parte di popolazione più esposta nell’ambito della pandemia al rischio di ricovero e a quello di decesso.

Trieste, 29 marzo 2021

Rimuovere Tuiach dal Consiglio Comunale: la mia mozione

La scorsa settimana, dopo l’ennesima incommentabile uscita di Fabio Tuiach, ho depositato un’interrogazione al Presidente Fedriga: gli ho chiesto se avesse intenzione di rimuoverlo dal ruolo di Consigliere Comunale di Trieste.
Ad oggi nessuna risposta; d’altronde meccanismi come quello delle interrogazioni consentono di procrastinare.
Ho quindi trasformato l’interrogazione in mozione, cosa che ha permesso di iscriverla nell’elenco dei lavori del Consiglio Regionale.
Questo significa che giovedì prossimo illustrerò la mozione in aula, ci sarà poi la discussione aperta a tutti i consiglieri regionali, e infine il voto.
Verificheremo se è unanime la condanna delle esternazione omofobiche e razziste di Tuiach e la solidarietà nei confronti delle persone che sono oggetto della sua vergognosa campagna.
Questo il testo integrale della mozione:
Oggetto: Sulla possibilità di rimuovere il Consigliere comunale di Trieste Fabio Tuiach dal suo ufficio ai sensi della LR 23/1997.

Il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia,

Premesso che in data 16/02/2021 è avvenuto in località Rupingrande un grave episodio di violenza a danno di alcune persone, denunciato da una delle vittime con un post sul social network Facebook corredato da alcune fotografie con i visibili effetti delle violenze subite, e poi ripreso dai mezzi di informazione;

Preso atto che un Consigliere del Comune di Trieste, Fabio Tuiach, ha successivamente postato sul proprio profilo del social network VK un commento chiaramente discriminatorio ed omofobico;

Considerato che il commento di Tuiach induce implicitamente alla violenza verso altre persone e compie atto contrario alla Costituzione italiana, che all’art. 3 prevede espressamente che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, con ciò rientrando nella fattispecie individuata dall’art. 142 comma 1 del Dlgs 267/2000 (Testo Unico Enti Locali) ), ex art. 40 della L. 142/1990, per la rimozione e sospensione di amministratori locali (“… i componenti dei consigli … possono essere rimossi quando compiano atti contrari alla Costituzione o per gravi e persistenti violazioni di legge o per gravi motivi di ordine pubblico”) e dall’art. 23 della LR 23/1997;

Atteso che Tuiach non è nuovo a prese di posizione pubbliche di questo genere, caratterizzate da ricorrente omofobia, da disprezzo verso ogni genere di diversità e da intento apologetico del nazismo, ultima delle quali la pubblicazione sul medesimo social network di una fotografia di Hitler in occasione della Giornata della Memoria;

 

Tutto ciò premesso, impegna il Presidente della Regione a:

– valutare l’esistenza dei presupposti per l’applicazione del comma 2 dell’art. 23 della LR 23/1997 nei confronti del sig. Fabio Tuiach quale Consigliere comunale di Trieste;

– a esprimere solidarietà alle persone colpite in questa come in altre occasioni da inaccettabili comportamenti omofobici.

Decadenza o futuro: per Trieste il momento di decidere è adesso

Quando ero Sindaco ebbi l’occasione di presentare il Porto di Trieste a Vienna o a Monaco, circostanza fortunata quest’ultima anche per l’incontro con D’Agostino, ma non di essere invitato a farlo in qualche area industriale di altre regioni italiane.
Ricordo questo particolare per offrire uno spunto a quella riflessione, stimolata e ospitata da Il Piccolo, che ha visto proporre visioni e idee per Trieste sottolineando le diverse vocazioni, talvolta anche contrapponendole.
Lo spunto è che qui ogni idea, ogni vocazione, sia logistica, sia turistica, sia nel campo dell’industria innovativa, deve essere declinata con una forte proiezione internazionale.
C’è in questo un filo che lega il grande passato con le prospettive rivolte al futuro: anche oggi Trieste dipende per le dinamiche dello sviluppo da un contesto europeo e globale più che da quello italiano.
Guardiamo ai mercati di riferimento del nostro porto, all’origine e alla destinazione dei suoi corridoi logistici, oppure guardiamo alla provenienza di molti investimenti immobiliari, alla presenza di flussi turistici sempre più internazionali.
Oppure pensiamo ancora all’attenzione verso Trieste di molti paesi dell’area dei Balcani e ricordiamo che Trieste ha ottenuto Esof 2020 grazie all’intuizione di Stefano Fantoni di coinvolgere nella candidatura le comunità scientifiche dell’Europa centro orientale.
La constatazione può apparire ovvia dato che è la geografia che ci rende importanti in una dimensione europea almeno quanto ci colloca periferia all’estremo nordest del Paese. Ma diventa meno ovvia la risposta alla domanda se Trieste, a partire dalle sue Istituzioni, lavori per accrescere le ricadute di questa dote naturale e per cogliere tutte le potenzialità di questa vocazione. Personalmente non credo che oggi ciò accada: poco fa il Governo del Fvg, ben lontano da quell’idea di Regione Europea che caratterizzò gli anni di Illy.
Poco o nulla fa il Comune, lasciando così al solo Zeno D’Agostino la missione di fare “diplomazia” internazionale di Trieste.Per questo una guida della città che ambisca a darle una svolta nel senso di una piena valorizzazione dei suoi asset di competitività dovrebbe colmare questo vuoto. Come farlo?Ad esempio dovrà lavorare per stringere relazioni con città e capitali europee: ricordo alcuni anni fa i rapporti avviati con Vienna, Lubiana, Zagabria, Sarajevo, Graz. Produssero collaborazioni in campo culturale, nel caso di Vienna facilitarono anche relazioni per il porto e soprattutto alle città coinvolte pareva logico e naturale avere rapporti con Trieste.
In secondo luogo, deve porsi come punto di riferimento di un’area transfrontaliera che dalla fascia carsica si estende all’Istria slovena e croata, condividendo progetti e magari anche servizi. Trieste può essere la città di riferimento di quest’area e l’idea di unire le comunità di quest’area in un Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale andava in questa direzione.
E ancora: “accompagnare” come città, e quindi con le istituzioni culturali e scientifiche, l’intensa azione in ambito internazionale del Porto, con l’obiettivo di costruire corridoi per le idee, le esperienze, i progetti comuni, le persone che si aggiungano a quelli delle merci.
In questo ambito un importante investimento andrebbe fatto per caratterizzare di più il nostro sistema di alta formazione verso l’attrazione dei giovani della nuova Europa: qui le future classi dirigenti di quei Paesi potrebbero trovare risposte di alta qualità a distanza sostenibile da casa, in una città caratterizzata dalla storia e dalla presenza multiculturale e quindi più vivibile da molti punti di vista: formazione in lingua inglese, servizi adeguati, un’intensa attività di promozione in quelle aree del nostro sistema universitario e della ricerca.
A costruire questa proiezione complessiva della città certo può dare un grande contributo il patrimonio di relazioni ed esperienze dell’Iniziativa Centroeuropea (Ince), che mi pare ancora insufficientemente conosciuto e utilizzato.Per concludere con un “caso” attuale: tutti sono d’accordo nel considerare Porto Vecchio la grande carta per il futuro di Trieste, poi magari meno d’accordo su come procedere. Si confrontano l’idea di un’indispensabile visione generale e la pratica dello spezzatino, c’è il rischio poi che i trasferimenti in Porto Vecchio di realtà già collocate in città non siano il complemento parziale quanto piuttosto la caratteristica prevalente degli interventi in quell’area. Così si rischia di perdere il potenziale di valore aggiunto, di nuove attività, di posti di lavoro ma del resto questa sarebbe la logica conseguenza di un’operazione tutta interna a una città di 200.000 abitanti in calo demografico. Mettiamo allora il centro del compasso in Porto Vecchio e tracciamo un raggio di qualche centinaio di chilometri: quello è il bacino di alcuni milioni di persone cui riferirsi in modo che il Porto Vecchio, e Trieste in generale, sia la porta sul mare di un pezzo d’Europa.
Così non si creano i “buchi neri” per riempire quei 60 ettari, così si raggiunge la massa critica per investimenti, ricerca, attività produttive, offerta turistica, servizi per il tempo libero.
Bisogna volerlo, e farlo, sconfiggendo l’attrazione perversa e sottile di una decadenza comoda e rassicurante per tanti che qui vivono, spesso coccolata con successo da una politica più attenta al consenso immediato che a costruire una prospettiva. Dipende da tutti noi, e il momento di decidere è questo.

Massima trasparenza sui vaccini

Governare la Regione in questo momento non è compito facile, così come non è facile eseguire il piano vaccinale per combattere l’emergenza, me ne rendo conto.

La migliore arma in situazioni complesse come questa credo sia la trasparenza. Ho chiesto quindi al Presidente Fedriga e all’Assessore Riccardi con un’interrogazione il massimo della chiarezza: che direttive hanno ricevuto le strutture impegnate nella vaccinazione? Quali sono le priorità da seguire? Come viene controllato il rispetto delle priorità?

Questa non è solamente una pretesa di chiarezza, ma è anche un consiglio.
Stanno già circolando notizie false e incontrollate sulla somministrazione dei vaccini. In alcune situazioni, per fortuna in altre regioni, sono stati accertati usi impropri del vaccino e sono scattate indagini. Preveniamo tutto questo. In un momento così difficile è importante non generare sfiducia e disorientamento verso chi governa e garantire ai cittadini equità e rispetto delle regole.

A seguire il testo integrale dell’interrogazione:

Ricordato che appare indispensabile garantire la tempestiva esecuzione del piano vaccinale anti covid in Regione;

Atteso inoltre che tale risultato richiede la disponibilità dei vaccini, ma anche l’organizzazione di una rete capace di attestarsi su una media giornaliera di almeno 3000 vaccinazioni;

Ritenuto che è determinante però anche seguire con rigore i criteri di priorità determinati con riferimento alla categorie di cittadini più esposti al rischio e alle conseguenze di un possibile contagio;

Evidenziato a tale proposito che la credibilità della campagna vaccinale si basa anche sulla totale trasparenza della sua gestione e sull’evidenza del rigore nel mantenimento delle indicazioni di priorità;

Constatato che nei giorni scorsi sono apparse notizie di stampa relative a qualche violazione delle priorità indicate in altre regioni e a conseguenti indagini degli organi inquirenti;

Rilevato inoltre che anche sui social sono apparse notizie di presunte irregolarità, certo incontrollate ma pur tuttavia in grado di lasciare dubbi e sfiducia nella popolazione

Ritenuto perciò che sia indispensabile garantire ed evidenziare il pieno rispetto delle regole e delle priorità come condizione fondamentale per il rapporto di fiducia fra cittadini ed istituzioni tanto più in un momento così drammatico;

TUTTO CIO’ PREMESSO

il sottoscritto Consigliere regionale interroga il Presidente della Regione e l’Assessore competente per sapere urgentemente quali direttive siano state impartite in tal senso alle strutture impegnate nella vaccinazione, se siano previste verifiche e quali iniziative si intendano assumere per rassicurare i cittadini ed evitare così l’impatto negativo di notizie incontrollate, magari false che circolino nei canali paralleli dell’informazione e che potrebbero creare disorientamento e sfiducia verso chi governa questo momento così difficile.

Roberto Cosolini

Porto Vecchio: tanti traslochi, poco lavoro

Siete tutti molto sollevati?
Ora non tornerò sulla mancanza di una visione generale, termine che sembra tanto infastidire il Sindaco. Vi invito però a considerare due punti di vista su cui sto riflettendo.
Ci sono ben due minimi comuni denominatori in molti dei progetti di cui si discute.
1)Si tratta di trasferimenti di realtà già esistenti da altri siti. Parliamo del trasloco del Museo del Mare, dell’Immaginario Scientifico, del Museo della Civiltà Istriana, degli uffici della Regione.
2) Nessuno di questi progetti risponde alla necessità di creare in Porto Vecchio occasioni per posti di lavoro, in particolare per giovani, qualificati, magari in settori innovativi.
Provo a spiegarvi perché trovo questi progetti piuttosto deboli e per certi versi piuttosto preoccupanti.
Cominciamo con i trasferimenti: Porto Vecchio è grande, che deve diventare parte integrante della città ormai lo sanno anche i muri. Qualche trasferimento ci può anche stare, ma rendiamoci conto che si parla solo di questo! Spostando queste realtà creeremo altri buchi neri in centro. C’è un’idea chiara sul destino degli immobili che vengono svuotati? Tutti alberghi e residence sull’onda del momento magico caro al nostro Sindaco?
Cosa succederà degli uffici regionali di via san Francesco, di via Carducci, (tra l’altro recentemente ristrutturata), di riva Nazario Sauro? E in via Torino? Un intero immobile destinato a ricerche sulla civiltà istriana? Non mi sembra realistico. E allora le ipotesi di trasferimento devono da subito essere accompagnate da progetti chiari e sostenibili sul riutilizzo delle vecchie sedi.
Non mi soffermo poi sul punto debole dell’operazione regionale, ovvero 26 milioni che non vengono erogati in via definitiva al Comune di Trieste, ma sono un prestito che realisticamente si compenserà con la cessione dei due magazzini. Perché a Trieste un prestito e invece a Udine, Pordenone, Gorizia e Monfalcone contributi a fondo perduto?
Arriviamo ora alla questione dell’impatto occupazionale. Nessuna di queste iniziative sembra destinata a creare nuovo lavoro stabile. È chiaro a tutti che Porto Vecchio è la carta del mazzo che dovrebbe essere capace di invertire il preoccupante declino demografico a Trieste. È necessario attrarre realtà nuove che creino nuovi posti di lavoro.
E allora, tanto per fare una proposta concreta prima di sentirci dire che parliamo sempre di visioni strategiche astratte: si metta l’indicatore dei nuovi posti di lavoro come indicatore che ispiri tutte le prossime attività da accogliere nella trasformazione dell’area.
Se cominciamo da questi due criteri, ovvero non generare buchi neri e creare nuovi posti di lavoro, mettiamo già qualche punto fermo sulla strada da percorrere, che non è fatta solo di rotatorie o di viali monumentali.

Trasporto su rotaia

Bella, sostenibile e intelligente. Parlo dell’idea, di cui sono promotrici alcune Associazioni, di investire su un progetto di trasporto urbano su rotaia invece che sulla strombazzata ovovia.
Dei punti deboli di quest’ultima mi sono già occupato e non ci ritorno, né entro nei dettagli della proposta delle Associazioni.
Lasciatemi dire che il trasporto su rotaia significherebbe:
– utilizzare anche infrastrutture esistenti
– valorizzare lo stesso tram di Opicina rendendolo parte di un sistema
– realizzare un sistema pienamente operativo 365 giorni all’anno ed effettivamente fruibile da turisti e da cittadini
Ricordo del resto che quando sperimentammo il collegamento su rotaia in Porto Vecchio, l’idea – poi cassata e derisa dalla successiva Amministrazione – era quella di collegare Barcola e il park Bovedo, con il Borgo Teresiano e quindi con il cuore della città, pensando anche ad una possibile congiunzione con il tram di Opicina per connettere la Riviera di Barcola con il Carso, passando per il centro.

Al via la piattaforma logistica e la partnership strategica con Amburgo

Una bella giornata per Trieste e per il suo porto.
Con oggi Trieste diventa snodo per l’integrazione delle reti logistiche e portuali tra porti del Nord e Sud Europa.
Risultato era inimmaginabile solo 10 anni fa.
Nel 2010 il nostro porto era ripiegato su se stesso: occupazione insufficiente e in parte precarizzata, nessuna capacità di attrarre investimenti, progetto della piattaforma insabbiato, piano regolatore fermo, conduzione personalistica ed estranea a qualsiasi respiro strategico.
Davanti a una situazione così drammatica, ricordo che riflettevo sulla necessità di trasformare “una città sul mare” in “una città di mare”, partendo proprio dalle grandi potenzialità ed opportunità che derivavano dalla collocazione di Trieste.
Non si trattava solo del porto, ma certo quello era il punto di partenza.
Oggi di strada ne è stata fatta, e questa volta lasciatemi ricordare che questa strada la abbiamo aperta noi.
Aver costruito qualcosa per il futuro della propria Comunità dà senso a molte cose.

Porto Vecchio dopo ESOF2020

Porto Vecchio: argomento sicuramente centrale anche nella prossima campagna elettorale e sede dell’ ESOF2020 appena concluso.

Va dato merito a Stefano Fantoni e a tutti quelli che hanno collaborato, di aver realizzato qualcosa di veramente importante: ESOF ha sancito l’importanza del legame fra Trieste e la ricerca scientifica, proiettandoci in una dimensione internazionale.

Conclusa la manifestazione, è giusto oggi domandarsi quale impatto positivo avrà nel futuro di Trieste. Qual è l’eredità di ESOF2020?
Sicuramente un Centro Congressi atteso da tempo, sicuramente una rafforzata immagine e prestigio per le nostre istituzioni scientifiche.

Cosa fare ora? Che ne sarà di Porto Vecchio? So già che se ripeto ancora una volta che l’area necessita di una visione strategica vi annoierete, ma lasciatemi spiegare. Abbiamo bisogno di rendere quel posto attrattivo per un’area territoriale ampia, che comprenda il Nord Italia, ma anche l’Austria e la Slovenia. Imprese innovative, capaci di creare posti di lavoro soprattutto per giovani, devono considerare una possibilità vantaggiosa quella di insediarsi in Porto Vecchio. Perché? Perché se pensiamo di riempirlo da soli, vuotando altri spazi di una città di 200 mila abitanti, allora stiamo freschi.

Come fare quindi? Alcune idee: insediare in Porto Vecchio una prima realtà capace di fare da traino (per questo a suo tempo avevamo suggerito il trasferimento dell’ICGEB, non per un semplice spostamento, ma perché fosse in grado di far nascere attorno alla sua ricerca una pluralità di imprese innovative), attivare un sistema di incentivi che renda conveniente per le imprese la scelta di insediarsi in questo meraviglio angolo d’Italia, adoperarsi perché la rete delle nostre realtà scientifiche si rafforzi in modo che trasferirsi qui a fare impresa significhi anche entrare in un network consolidato di eccellenza di ricerca scientifica.

Inoltre, come è avvenuto in quelle che sono le aree a più alta densità di imprese avanzate, per il definitivo salto di qualità al sistema Trieste manca ancora l’attrazione di un grande investitore. Per questo risultato certo serve la politica, ma dobbiamo soprattutto dimostrare che Trieste, tra ricerca di eccellenza, risorse umane, ambiente innovativo e qualità della vita, può essere la scelta migliore.

Al via le dirette Facebook e Youtube

Questi mesi trascorsi chiusi in casa ci hanno sicuramente insegnato qualcosa. Spinto dalla voglia di mantenere aperto il dialogo e di offrire spunti di confronto e di riflessione sui temi più disparati, tra le cose che ho imparato c’è anche questo nuovo modo di comunicare.

Grazie alle dirette Facebook ho potuto ospitare virtualmente persone interessanti e variegate. Ho così deciso di aprire un canale youtube, in modo da conservare tutti questi piccoli interventi.

A questo link trovate il mio canale.

Qui di seguito alcuni degli argomenti trattati fino ad ora:

La ricerca oggi – 11 aprile 20202
Con Paola Storici, primo ricercatore ad Elettra Sincrotrone, discutiamo del momento straordinariamente impegnativo della ricerca.

Tempi e difficoltà della ripartenza – 20 aprile 2020
Con l’avvocato Gianfranco Carbone parliamo delle tempistiche e delle difficoltà della ripartenza.

Provvedimenti a supporto delle imprese – 23 aprile 2020
Sono efficaci i provvedimenti nazionali e regionali a supporto delle imprese? Cosa sta funzionando e cosa manca? Come sarà la ripartenza in settori importanti per Trieste come il turismo e la nautica? Di questo parliamo con Cristina Lipanje, imprenditrice nel settore alberghiero, e Marino Quaiat, imprenditore nel campo della nautica.

Questo 25 aprile – 25 aprile 2020
Con Patrick Karlsen, storico, Direttore dell’Istituto per la storia della Resistenza e dell’Età contemporanea nel FVG.

La ripartenza di Trieste: porto e connessioni globali – 30 aprile 2020
Renzo Isler, già Direttore generale di Generali China e attualmente consulente del Gruppo per la Cina, e Mario Sommariva, Segretario generale dell’Autorità Portuale, discutono delle prospettive del porto, della Via della Seta e della connessione fra Europa e Far East nel dopo Covid-19. L’incontro è moderato da Francesco De Filippo, Direttore di ANSA FVG ed è promosso dall’Associazione Luoghi Comuni.

La ripartenza dei turismo a Trieste – 2 maggio 2020
La corsa al successo turistico di Trieste è stata bruscamente interrotta. Esiste una strategia per rimetterla in gioco? Quali mosse devono essere fatte per garantire la ripartenza del turismo a Trieste? Con Francesca Pitacco e Enrico Marchetto

Dubbi e nodi da sciogliere: è solo una questione di soldi? – 9 maggio 2020
Tra misure pubbliche che stentano e proposte suggestive di azzerare le tasse dilatando però la spesa, la sensazione è che non ci siano molti punti fermi per affrontare ciò che ci aspetta. Con Alexandros Delithanassis e Gianfranco Carbone.

E la cultura? – 25 maggio 2o2o2
Sono stati i primi ad aver chiuso e saranno gli ultimi a ripartire: sono i lavoratori autonomi e le imprese della cultura, dello spettacolo dal vivo, della musica, del cinema. Ne abbiamo parlato con Sara Alzetta, Alessandro Mizzi e Luigi Vignando.

La Sanità Pubblica post Covid-19 – 29 maggio 2020
Negli ultimi mesi la priorità della sanità è stata il contrasto alla pandemia: come sono state gestite le prestazioni sanitarie e gli interventi non rimandabili? Con la dott.ssa Alessandra Guglielmi, il dott. Nicolò de Manzini e il dott. Marco Rabusin.

Diamo i numeri giusti! – 29 maggio 2020

  • Quali sono i veri problemi del bilancio regionale a causa della crisi?
  • Perché è irresponsabile minacciare di non riuscire a mantenere la sanità e di chiudere gli ospedali
  • Perché è sbagliato pensare di scaricare tutti i problemi sullo Stato
  • Perché non servono gli ultimatum
  • Perché è giusto che Governo, Regioni e Comuni affrontino insieme questa fase difficile

Sulla vicenda D’Agostino – 9 giugno 2020
Viviamo in un Paese dove norme finalizzate a promuovere i migliori finiscono con il toglierli di mezzo, dove diversi organi di giudizio interpretano lo stesso tema in maniera diversa, se non addirittura opposta, dove le migliori intenzioni si perdono nella giungla della burocrazia. Emerge la necessità di trovare la strada per un sistema più moderno e giusto. Ne parliamo con Gianfranco Carbone e Roberto Weber.

Gli ultimi 5 anni hanno svoltato il nostro Porto: ecco perché vogliamo Zeno D’Agostino a Trieste – 11 giugno 2020
Con Sergio Bologna, esperto di logistica e portualità che per primo mi parlò di Zeno, parliamo dello straordinario cambiamento vissuto dal nostro Porto negli ultimi 5 anni. Assieme a noi: Giuseppe Casini, Amm. unico di Adriafer Enrico Grazioli, Direttore de Il Piccolo Stefano Puzzer, lavoratore portuale Stefano Visintin, Presidente degli Spedizionieri del Porto

L’Acquamarina deve essere tempestivamente ripristinata

Considero un errore la scelta di rimandare ad un futuro centro in Porto Vecchio, tutto da immaginare, progettare, finanziare e costruire, la funzione di piscina terapeutica abbandonando al degrado e alla demolizione l’Acquamarina.


È un errore perché tempi e costi di questa soluzione rischiano di essere molto più impegnativi e di lasciare perciò tanti nostri concittadini per molto tempo senza una struttura indispensabile per cure e benessere. Credo che un ricupero abbia senso, possa essere progettato e realizzato se c’è la volontà politica in tempi accettabili e offrire una risposta indispensabile a tante persone. Se poi in futuro dovesse sorgere un centro simile in Porto Vecchio, in una città a vocazione turistica crescente e con un percentuale per di più così elevata di anziani credo non ci sarebbe difficoltà a far lavorare a pieno regime tutte e due le strutture.


Ritengo perciò che il Sindaco possa e debba ripensare alla sua decisione negativa circa il ricupero di Acquamarina, decisione peraltro non accompagnata da motivazione chiare e convincenti.

Oggi, durante una conferenza stampa davanti alle recinzioni dell’impianto, abbiamo ribadito le ragioni della richiesta di ripristino delle piscina terapeutica. I media hanno dato risalto alla nostra iniziativa: mi auguro che l’Amministrazione Comunale risponda con un’azione positiva e tempestiva

 

È un testo lungo è senza foto

SI, È UN TESTO LUNGO E SENZA FOTO.
E SI, RICHIEDE UN BRICIOLO DI CONCENTRAZIONE PER ESSERE LETTO.

Stai in aula per 17 ore di seguito, perché vorresti che le leggi di questa Regione siano le migliori possibili, soprattutto perché si parla della salute delle persone.
Ti prepari, studi una materia difficile perché molto specialistica, e cerchi di dare un tuo contributo.
Fra gli altri, proponi, con una serie di emendamenti, che sia riconosciuto non solo il ruolo dei parenti, ma anche quello di altre persone che affiancano e supportano il malato, siano essi conviventi, amici, in alcuni casi vicini di casa, caregiver.

Perché, per capirci, banalmente se oggi finisce in coma una persona non sposata, il compagno o la compagna in molti casi non può conoscerne lo stato di salute. O magari perché, se i servizi pubblici devono costruire una rete di supporto, il vicino di casa che quotidianamente cura un anziano solo, è giusto che sia reso partecipe.
La realtà è questa: ci sono poi tante persone i cui legami con la famiglia di origine si sono allentati, ma che possono magari contare su legami affettivi nuovi e diversi.

A scanso di equivoci, conoscendo un pò chi hai di fronte , nel presentare gli emendamenti, sottolinei il significato di “integrazione” e non di “sostituzione” del concetto di famiglia. E le cose in aula vanno bene: chi governa a quanto pare si rende conto che c’era una mancanza nel loro testo originario e arrivi ad una formulazione condivisa, e il testo riformulato quindi viene approvato all’unanimità.

Tutto bene quindi? Non proprio. Perché in parallelo, fuori dall’aula, chi rappresenta l’Istituzione, cioè il Presidente Fedriga, e dovrebbe rispettare la serietà del tuo lavoro, fa partire, con la sua macchina propagandistica, una campagna in cui accusa il PD di voler distruggere la famiglia, subito seguito da Salvini e Meloni, che non hanno evidentemente di meglio da fare nella loro eterna campagna elettorale a suon di fandonie.

È un film già visto: un giorno brandiscono il crocefisso durante un comizio, un giorno parlando di Bibbiano espongono sul palco di Pontida una bambina che in realtà è oggetto di una triste contesa fra genitori, e un giorno speculano, forse perché parlare dei contenuti veri della riforma sanitaria sarebbe imbarazzante, su vicende, quelle di tante persone che volevamo vedessero riconosciuti i loro diritti.

Sono tornato a casa a notte fonda, convinto di aver fatto il mio dovere, ma amareggiato per il livello a cui sta scendendo certa politica.

In questo post manca la foto, perché stando a certi cliché di lor signori, dovrei metterne una con i miei figli e i miei tre nipoti, tutti belli sorridenti. Ma non l’ho mai fatto perché ho sempre pensato che l’amore e gli affetti, familiari e non, siano una cosa troppo bella per usarla in modo strumentale e spregiudicato.