Ciao Fulvio

Di Fulvio Camerini potrei ricordare molte cose: il grande medico, lo scienziato, il cittadino impegnato, caratterizzato da quella passione e da quel disinteresse che trovano l’immagine più efficace nel concetto anglosassone di civil servant.

Ma voglio ricordare l’idea che scienza, sapere e conoscenza valgono nella misura in cui sono condivisi e non gelosamente custoditi come patrimonio personale. È stata questa sua convinzione a spingerlo sempre a far crescere i giovani e a dare vita negli anni ad una grande scuola di tanti bravi professionisti.

E voglio ricordare anche l’estrema semplicità umana. Era fatto così, ma questo lo rendeva ancor più autorevole. Perché chi sa tanto e ha tanto da dare, certo non ha bisogno di particolari formalità o atteggiamenti. Fulvio ti dava tanto, con immediatezza e umanità.

Il nostro ultimo incontro risale a circa tre mesi fa. Andai a trovarlo per sentire le sue opinioni sullo stato della sanità e sul disegno di legge che ci apprestavamo a discutere in aula.
Anche in quella occasione mise al centro di ogni ragionamento il cittadino ed i suoi bisogni e il risultato è che ho appreso più cose in quell’ora e mezza che in tante affollate riunioni.
Attento, aggiornato e impegnato fino all’ultimo, completò il colloquio inviandomi materiale di grande attualità.

Ciao Fulvio, grazie.

Sulla situazione industriale

Voglio spiegarvi perché secondo me è preoccupante il fatto che il Sindaco Dipiazza abbia lasciato la riunione fra istituzioni e sindacati sulla crisi occupazionale, infastidito dal parlare di crisi e di gente che rischia di perdere il lavoro.

Al di là del comportamento irrispettoso nei confronti dei lavoratori dell’industria e dalle loro famiglie, mi preoccupa che Dipiazza possa veramente pensare che alcune operazioni di investimento immobiliare, caratterizzate in particolare da progetti di centri commerciali, possano bastare per Il futuro del lavoro. Da operai dell’industria a commessi di supermercati in Fiera?

Se è vero che oggi la città ha opportunità da cogliere (Porto, Porto Vecchio, Turismo) è un errore pensare che il futuro del lavoro a Trieste possa essere garantito solo da indotto del turismo e delle operazioni immobiliari.

La città non può lavorare solo per soddisfare la domanda di consumo, deve produrre ricchezza nei servizi, nella manifattura, nell’innovazione.
Pensare altrimenti non è responsabile e soprattutto non è sostenibile.

Il Giorno del Ricordo

Il Giorno del Ricordo non è proprietà di una parte: per questo, e nei miei anni da Sindaco ho interpretato questo spirito, il pieno riconoscimento dei fatti accaduti, delle responsabilità e delle cause oltre che essere un risarcimento morale verso chi ha sofferto dovrebbe essere finalizzato a costruire, sono passati 74 anni, comprensione, rispetto di memorie e storie, convivenza e pace.
I discorsi di ieri, tenuti da chi magari o diserta la RISIERA IL 27 gennaio o il 25 aprile oppure ci viene per atto dovuto, sono discorsi incendiari che ripropongono una logica di speculazione elettorale sui drammi del passato da parte di chi non sa o non vuole proporre un’idea di futuro. A nove anni dal concerto dei tre Presidenti, tanto citato dal nostro Sindaco in tutte le salse, viene da dire che anche lui si è posto proprio fuori dallo spirito di quel momento e sembra che invece di andare nove anni avanti sia andato 40 anni indietro.

27 Gennaio, la Memoria

Domani, 27 gennaio, andrò in Risiera! E uno potrebbe dirmi: beh certo, ci vai ogni anno, è un’abitudine, se non un rito.
Sì ci vado ogni anno, da tanti, il 27 gennaio e il 25 aprile, e talora anche in altri momenti non ufficiali. Qualche volta mi sono chiesto anch’io se non fosse ormai un’abitudine ma poi pensavo che certi valori vanno mantenuti e trasmessi, che la memoria è fondamentale, e che testimoniare libertà, tolleranza, rispetto della vita, dei diritti fondamentali, delle diversità di ogni tipo fosse sempre attuale, anche perché vedevo questi principi fondamentali messi in discussione o negati in tanti focolai accesi in giro per il mondo o addirittura a poche centinaia di km da noi nei Balcani.
E per 10 volte ci sono entrato da Sindaco: l’emozione era la stessa, la responsabilità era molto grande, e la sentivo, ed era quella di saper dire qualcosa che non fosse rito, o cerimonia, che trasmettesse emozione, che unisse coscienze. Spero di esserci un po’ riuscito.
Domani ci sarò perché la Shoah è stato il male assoluto, cui si sono aggiunte le persecuzioni in nome dell’ideologia della razza superiore verso altri “inferiori” disabili, omosessuali, minoranze.
Ma ci sarò anche perché mai come oggi sento il pericolo che valori fondamentali di civiltà e umanesimo siano intaccati, feriti se non del tutto negati e non solo in luoghi che conoscono da tempo dittature, odio di religione o di etnia, fanatismo religioso o nazionalista, ma anche in quei Paesi, tra cui il nostro, che vorremmo fondati su libertà, diritti, rispetto delle diversità, solidarietà.
Non rito quindi, e soprattutto non rassegnazione: perché se milioni di ebrei furono perseguitati ed uccisi, perché se tante altre vittime sono cadute in questi decenni e in questi anni colpite dal fanatismo ideologico o religioso, perché se tanti hanno dato la vita per difendere o conquistare libertà e una società più giusta. Oggi non dobbiamo solo ricordarli ma evitare che il loro sacrificio sia stato inutile ed evitare di precipitare in un baratro così lontano e pure così vicino.

Trieste e il suo Porto

L’affollatissimo incontro promosso da Luoghi Comuni sabato scorso sul Porto ha consentito di evidenziare i grandi risultati raggiunti dallo scalo triestino e di cui riporto qualche dato: la statistica ufficiale a ottobre 2018 e le anticipazioni su quello che si profila come un dato record a consuntivo 2018. È evidente allora perché il messaggio dell’incontro risultasse chiaro e forte ovvero che dalla strada avviata con la svolta che abbiamo determinato 4 anni fa non si torna indietro.

Trieste e l’industria del cinema

Fa piacere constatare che anche la destra si accorga dell’importanza della Film Commission, dopo che con l’accoppiata Tondo-Seganti era arrivata a minacciarne la stessa esistenza. Per la nostra coalizione parlano i fatti: il centrosinistra ha raddoppiato in questi anni di governo regionale le risorse per la cultura (che ora rappresentano l’1.25% del bilancio regionale), oltre a fare tre leggi quadro ed introdurre i finanziamenti triennali per dare stabilità al settore in termini di programmazione ed occupazione. Un percorso che è fondamentale continuare, e che è uno degli asset su cui il nostro territorio può costruire il suo sviluppo, la sua immagine, il suo indotto economico. Aggiungo che quando amministravamo la città avevamo dato ai festival del cinema una location adeguata e pienamente disponibile. Poi il centrodestra ha deciso che la Tripcovich va abbandonata al suo destino e mandando così i festival del cinema a tentare difficilissime, o impossibili, compatibilità di calendario con lo Stabile e con il Verdi…. eppure sono eventi culturali di grande successo di pubblico e di critica e riconosciuti sul piano internazionale.

Mobilità ciclabile

Ho sottoscritto le richieste ai candidati di impegnarsi sulla mobilità ciclabile proposteci da Ulisse FIAB.
Lo ho fatto dopo il buon rapporto di dialogo e di coprogettazione nei 5 anni di governo della città e lo ho fatto perché ritengo importante per la nostra qualità del vivere urbano e per il nostro sviluppo turistico andare avanti in questa direzione ( a proposito di turismo l’Istria ci insegna qualcosa a proposito…..)
Ho aggiunto un proposta: quella di una sede permanente di coprogettazione degli interventi con le associazioni del settore.

Rinascita Trieste

Alcuni giorni fa su Repubblica, oggi sul Corriere, si parla di Trieste e della sua rinascita: e fa molto piacere.
I segnali ci sono, le opportunità anche e c’è da lavorarci per non perdere il colpo.
Le ragioni e i meriti? Diversi e, siamo chiari, solo in parte dipende dalla politica.
Però con soddisfazione posso ricordare la città del 2011 e la scrollata che da lì ho dato all’albero dell’immobilismo: la svolta del Porto, l’azione per Porto Vecchio, le scelte per far crescere il turismo. Il momento di oggi nasce anche da lì e ben lo ricorda l’editoriale che, sostenendo con ragione che Trieste è oggi la locomotiva del FVG, ricorda che l’ex sindaco e Zeno D’Agostino qualche anno fa piombavano a Udine a dire al mondo dell’economia friulana quanto importante fosse per tutta la regione il porto, dando un bel calcio alle divisioni di campanile.
E sono gli anni in cui Trieste con crescente frequenza ricominciava ad apparire nei media nazionali ed internazionali. Adesso: lavoriamo perché il momento favorevole continui e diventi futuro vero, solido, per i nostri giovani.

Sul lavoro a Trieste

La ricerca sul mercato del lavoro a Trieste realizzata da IRES per l’Associazione Luoghi Comuni contiene molti dati interessanti che si prestano a riflessioni e proposte. Ricordo, tra l’altro, che il tema del lavoro continua ad essere fra i più sentiti dai cittadini, che nutrono una forte attesa in proposito.
Vi trasmetto alcune prime considerazioni:

La situazione a Trieste appare in miglioramento, in particolare negli anni dal 2013 al 2016 (il 2017 lo confermerà), ed è migliore rispetto al resto della Regione. Questa è una nota positiva, rafforzata dal fatto che fra i settori che registrano le migliori performance di crescita di posti di lavoro ci sono le attività legate al turismo, come la ristorazione, l’economia del mare e l’industria nel campo dell’elettronica e del digitale.

È evidente che qui ci sia il primo risultato di scelte volte a promuovere lo sviluppo di certi settori che, prima la nostra Amministrazione della città e poi il governo regionale, hanno perseguito: il rafforzamento del turismo e del porto. Per quanto riguarda l’elettronica e l’informatica c’è la conferma di una presenza maturata nel tempo e favorita dalla qualità delle risorse umane cresciute nelle industrie e nel sistema dell’alta formazione e della ricerca: progetti come quelli di Teorema possono ampliare ulteriormente questa presenza.

Era ben diversa, lasciatemelo dire, e i dati lo dimostrano, la situazione del lavoro nel 2011 quando abbiamo assunto la guida della città. Certo la ripresa è stata generale, ma a Trieste è più marcata e si vede nei settori cui abbiamo dato una svolta!

Tuttavia ci sono anche delle criticità e ne indico tre:

-il recente ritorno al tempo determinato: esaurito l’effetto della spinta al lavoro a tempo indeterminato prodotta dagli incentivi della riforma del lavoro, si è visto un ritorno ai contratti a tempo determinato;

-ma soprattutto la crescita in part time, in cui cresce il numero di coloro che non lo scelgono per ragioni di vita o di famiglia, ma che devono accettarlo: qui probabilmente c’è in una certa misura anche una nuova modalità di sfruttamento che consiste nel far figurare, e retribuire, a part time rapporti di lavoro in realtà a tempo pieno;

-la forza lavoro invecchia: si va in pensione sempre più tardi e c’è un invecchiamento generale della società. Questo è accompagnato da un accesso al mondo del lavoro che per i nostri giovani rimane difficile.

In queste settimane di campagna elettorale, perciò, discuteremo di proposte che siano finalizzate a rafforzare questi segni positivi e a contrastare la precarietà, ben sapendo che ad essere precarie sono anche le imprese (qui i dati ci dicono cose molto interessanti) e che imprese più solide producono posti più stabili, quindi dobbiamo promuovere politiche e strumenti più efficaci nei loro confronti e contemporaneamente misure efficaci in materia di lavoro.

Ci saranno proposte anche per le competenze legislative della Regione, certo non marginali, in materia di lavoro, formazione e innovazione. C’è stata una bella stagione, culminata nel 2005 con le leggi regionali sul Buon Lavoro e sull’Innovazione: oggi in una situazione certo cambiata possiamo e dobbiamo intervenire in tale senso.

RIPARTIAMO DA QUI: UN NUOVO PATTO DI DIALOGO E CONFRONTO CON I TRIESTINI

Noi ripartiamo da qui.
La scelta di fare un incontro pubblico questa mattina a SAN GIACOMO non è casuale: è il luogo dove nel 2011 avevamo ottenuto tra i risultati migliori ma che domenica non ha riconfermato questo sostegno.

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Perché?
Certo, possiamo trovarci l’alibi dell’insoddisfazione nei confronti delle politiche nazionali o regionali, ma sarebbe appunto un alibi.

La verità è che alcune cose magari non sono state fatte, oppure non sono state fatte nel modo atteso, oppure non sono state fatte CON i cittadini.

Abbiamo la consapevolezza di questo, abbiamo fatto tesoro di questo e con grande umiltà raccogliamo questo forte segnale. Ma ripartiamo oggi per giocare una nuova partita, perché la vittoria è alla nostra portata.
A tutti i cittadini che nei prossimi dodici giorni dovranno decidere a chi affidare la guida di Trieste noi proponiamo un NUOVO PATTO basato sul dialogo e sul confronto diretto e diffuso.
SU TUTTI I TEMI DELLA CITTA’

Vogliamo continuare a progettare sempre di più un bel futuro per la città ma lavorare costantemente sui problemi del presente e del quotidiano di tutti.

Si parte da subito. Con un calendario di appuntamenti quartiere per quartiere, associazione per associazione.
Nei prossimi giorni cercheremo quindi di essere dappertutto, in città, proponendo un nuovo patto di governo che verterà su cinque temi fondamentali: sanità e servizi pubblici, ambiente, lavoro, periferie e giovani.”

Grazie per esser stati presenti così numerosi questa mattina e son cose credetemi che scaldano il cuore!

IL MINISTRO FRANCESCHINI A TRIESTE

Oggi Dario Franceschini, Ministro di beni e delle attività culturali e del turismo, è tornato a Trieste.

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Un grande progetto di portata nazionale. Così il Ministro  ha definito la possibilità di unire in un percorso ferroviario turistico-culturale il Museo Ferroviario e il suo ricco patrimonio storico, destinati a essere presto valorizzati e rilanciati, con il Castello e il Parco di Miramare. Questi ultimi saranno inseriti tra i nuovi dieci grandi musei che avranno autonomia contabile, amministrativa e gestionale, un comitato scientifico e un direttore scelto con procedura di selezione internazionale, da concludere entro quest’anno, in modo tale che sia operativo da inizio 2017.

Trieste è di nuovo centrale per il governo. Proprio oggi il ministro Franceschini ha annunciato che i 50 milioni del Cipe per Porto Vecchio sono solo l’inizio.
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Ho portato il Ministro anche al Pedocin per raccontargli una storia e una tradizione uniche, che ispirano articoli e servizi televisivi da tutto il mondo e recentemente un documentario presentato a Cannes. È una realtà quella del Pedocin che dobbiamo e vogliamo conservare e valorizzare.
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IL RISANAMENTO E IL RILANCIO DEL VERDI

Azzerati i 23 milioni di euro di debito con le banche trovati nel 2011

Oggi ho incontrato le lavoratrici e i lavoratori del Teatri Verdi, per ricordare assieme l’importante lavoro di questi anni.

Quando sono diventato Sindaco nel 2011 ho trovato il Verdi in una situazione drammatica e in un declino che sembrava irreversibile, oberato da un debito con le banche di 23 milioni, oltre a 4 milioni di debito nel bilancio appena chiuso e a una serie di nove bilanci negativi su dieci negli anni precedenti. E non c’erano soldi in cassa per pagare gli stipendi. Una situazione pre fallimentare.

Grazie al lavoro squadra fatto insieme da Comune, Regione e dalla Fondazione con tutti i suoi dipendenti, la situazione è stata completamente ribaltata. Intervenendo sulla razionalizzazione dei costi e creando le premesse per presentare un piano che ottenesse il sostegno del Governo, si è ribaltata la situazione. Oggi non solo il debito è stato azzerato e i conti sono sotto controllo ma,soprattutto, il Verdi è tornato a essere un punto di riferimento nel panorama della lirica in Italia.

I dipendenti confermano che il Verdi sta vivendo ora una nuova vita: sono aumentati sia gli abbonati che il pubblico, non solo locale, richiamati dall’interesse suscitato delle produzioni e dalla qualità delle stagioni. Il Teatro è tornato a essere un punto di riferimento per la regione – la Boheme dopo l’ ultima replica in città sarà domani a Udine – e un ambasciatore culturale di Trieste oltre confine come dimostrano la collaborazione con Lubiana e i concerti a Sarajevo.

Nei prossimi giorni iincontrerò anche gli altri teatri triestini, a cominciare dallo Stabile, che tra il 2009 e il 2011 aveva avuto perdite di esercizio rilevanti che ne avevano messo a rischio l’esistenza.

Anche in questo caso l’Amministrazione uscente nel 2012 ha determinato una decisiva inversione di tendenza. Incontrò anche La Contrada al cui fianco ha affrontato un momento difficile, adoperandosi al fine di garantire un futuro a questa importante espressione del teatro popolare triestino.

Dobbiamo essere tutti orgogliosi di questo preziosissimo patrimonio culturale di Trieste, e continuare a tutelarlo e a valorizzarlo come merita.

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