Industria triestina: non sottovalutiamo il problema occupazionale

L’industria triestina vede situazioni di crisi, come Sertubi, Dukcevich, Burgo e altre che minacciano di tradursi in un grosso problema occupazionale.
Inoltre, dallo scambio di lettere tra l’Assessore Scoccimarro e il gruppo Arvedi, risulta in avvio il percorso che dovrebbe portare alla chiusura dell’area a caldo della ferriera. Questo significa che, tra l’immediato e il breve periodo, saranno a rischio altre centinaia di posti di lavoro.

In passato, lo sapete, mi sono impegnato per la la continuazione dell’attività dello stabilimento e per il miglioramento del suo impatto. Come certificano anche queste famose lettere i miglioramenti ci sono stati, ma ad Arvedi è stata indicata come preferibile la strada della chiusura, ed Arvedi a quanto pare la accetta.

A questo punto mi auguro che sia finita una volta per tutte l’epoca delle demagogie e degli slogan legati alla ferriera e che l’argomento sia affrontato seriamente, nel rispetto di cittadini e lavoratori.

I siderurgici non faranno i commessi da obi né i receptionist negli hotel, per non parlare della cazzata sentita qualche tempo fa circa il possibile loro impiego nei servizi esternalizzati del comune. Anche se fosse possibile, vorrebbe dire mandare a casa chi ci lavora adesso! Aggiungo anche che continuare ad utilizzare il porto come parafulmine per tutti i prossimi disoccupati non è saggio, potrà fare una parte limitata vista l’automazione crescente delle operazioni portuali e logistiche. È impossibile che possa riassorbirli tutti, quindi non strumentalizziamolo.

La riconversione dell’area della ferriera va allora trasformata in un’opportunità per l’industria perché solo insediamenti produttivi, ovviamente compatibili con l’ambiente, potranno offrire una quantità di posti di lavoro necessaria a dare una risposta concreta a chi oggi lo perde o lo vede a rischio.
Le istituzioni, Regione e Comune in primis, devono evitare perciò superficialità e banalizzazioni a cui ci hanno abituato e devono impegnarsi per una politica industriale vera che porti a nuovi insediamenti produttivi, valorizzando la prossimità con il porto e la piattaforma logistica e coinvolgendo il governo nazionale.

Se si crea una prospettiva, allora gli ammortizzatori sociali e gli incentivi di politica del lavoro possono accompagnare da un’occupazione a un’altra. Evitiamo che siano l’anticamera della disoccupazione.

Trieste e la sfida dell’attrattività

Sono passati tre anni dal cambio di amministrazione alla guida di Trieste. Tra opportunità confermate, prima fra tutte quella legata al porto, e distanze profonde sull’idea di città e di comunità, mi interessa, più che soffermarmi a giudicare le scelte di chi è venuto dopo di me, proporre qualche idea sulla strada da fare, convinto come sono che questa città sia ancora in bilico tra il poter cogliere grandi opportunità per il futuro o il condannarsi ad un declino irreversibile.

Comincio dall’economia per dire che Trieste non può affidarsi semplicemente al momento di successo del porto, al buon andamento del turismo – pur confermato ormai da diversi anni – oppure all’aspettativa di qualche fortunata operazione immobiliare in Porto Vecchio o in altro sito. Affidarsi alla congiuntura non basta, serve un’idea di sviluppo che comprenda, e anzi rafforzi, tutto il potenziale di Trieste: viviamo nell’economia dell’innovazione e delle relazioni e saranno sempre più le aree urbane, le città, ad essere il centro dello sviluppo.

Forse il concetto chiave è quello dell’attrattività, da declinare a tutto campo: attrattivo deve essere un porto, attrattiva per i turisti deve essere una città, attrattiva deve essere la sua vita culturale, attrattivi bisogna essere per le imprese e soprattutto per i giovani. Se Trieste oggi risulta attrattiva sotto alcuni aspetti, è grazie ad investimenti effettuati nel tempo: cito ad esempio il porto, dove il primo investimento è stata la scelta di un radicale cambio ai vertici. Anche sul turismo si è lavorato per anni verso i risultati di oggi: grandi eventi, città vivibile, reputazione internazionale. Proprio quest’ultima è stata fondamentale per ottenere un risultato importante come l’assegnazione di ESOF 2020: ben difficilmente ESOF sarebbe arrivata se dal 2012 non ci fosse stata Trieste Next, e prima ancora Fest, e se alcuni anni fa non ci fosse stata un’azione “diplomatica” della città per costruire rapporti con Vienna, Lubiana, Zagabria,  Sarajevo, Graz, Fiume…Trieste infatti l’ha spuntata nella corsa ad ESOF perché ha potuto presentarsi anche come riferimento della ricerca del Centro Est Europa.

Oltre a raccogliere i frutti degli investimenti passati, per essere attrattiva Trieste deve continuare ad investire. Lo si fa con una visione ed una strategia, che certo non viene corroborata da segni di intolleranza di qualsiasi genere o da operazioni nostalgiche che provocano inevitabili reazioni uguali e contrarie. Si è attrattivi a tutto campo, non solo per qualche investimento immobiliare, ma perché si offre un mix di fattori: economici, culturali, sociali.

Come dicevo, Trieste è ancora in bilico. Mi limito a citare alcuni aspetti, in modo certo non esaustivo, su cui ritengo sia importante lavorare se vogliamo una città capace di fare il salto di qualità.

Il primo: essere una capitale d’area significa investire sui rapporti con altre città europee, costruendo occasioni istituzionali, collaborazioni culturali e formative, legami economici, iniziative comuni – ponti insomma – e investire sui rapporti transfrontalieri. Se Trieste non persegue questa sua vocazione naturale, ne paga le conseguenze.

Il secondo: passare definitivamente dall’essere una città con l’università ad essere una città universitaria. Ciò richiede una scelta chiara ed un investimento in servizi, in rigenerazione urbana, oltre che in valorizzazione internazionale del nostro sistema dell’alta formazione. È importante anche per creare le premesse per un’inversione del trend demografico, che è il primo problema del futuro di Trieste, ed è importante inoltre perché un ambiente di formazione di qualità è attrattivo per imprese ad alto contenuto di conoscenza, alla ricerca di risorse umane. Studiare un po’ di casi europei di successo può essere illuminante.

Il terzo: essere una città moderna e smart: destinare innovazione e tecnologie al miglioramento della qualità della vita e dei servizi e alla sostenibilità ambientale ed energetica. Questo era il senso di alcuni strumenti di programmazione, come il Piano Regolatore, quello del Traffico o il Piano per Ambiente ed Energia Sostenibili. Ma era anche il senso di scelte come l’Hackathon del 2016, una 24 ore con un centinaio di giovani talenti impegnati a progettare soluzioni tecnologiche per migliorare i servizi urbani, o come la scelta di utilizzare al meglio le potenzialità di trasporto su rotaia in ambito urbano, collegando Barcola al centro attraverso Porto Vecchio.

Continuo ricordando la necessità di non mollare l’azione di lobby istituzionale rivolta all’attuazione degli interventi per potenziare i collegamenti ferroviari per merci e persone, che l’azione degli anni scorsi ha consentito di programmare e finanziare.

Sono queste alcune chiavi possibili, importanti tra l’altro per declinare una strategia volta ad una piena valorizzazione di alcuni asset, in primis Porto Vecchio.

Infine: nel mondo le città leader, motori economici e sociali, sono dappertutto aperte, inclusive, tolleranti, capaci di costruire un clima sociale positivo, piuttosto che di cavalcare le negatività di questo periodo. È difficile – ad esempio – attrarre giovani talenti in ambienti intrisi di fobie ed intolleranza.

Se davanti al bivio tra futuro e declino vogliamo scegliere la prima strada c’è, anche in vista delle elezioni del 2021, un grande ed immediato spazio per un cantiere di idee aperto a tutti.

Roberto Cosolini

200 mila euro ad personam alla Diocesi di Trieste: presenterò un emendamento in Aula

Per la rubrica “A passo spedito indietro nel tempo” parliamo oggi dell’ennesima curiosa scelta della nostra amministrazione regionale.

In occasione di ESOF 2020 la Giunta regionale propone, nell’assestamento di bilancio, di stanziare ben 200 mila euro per approfondire il rapporto tra scienza e fede. (Per amor di precisione: corrisponde al 13% del milione e mezzo che la Regione stanzia per tutto ESOF )

Al di là del tema, la cosa potrebbe anche andar bene se stessimo parlando di destinare i 200 mila euro ad un bando volto al finanziamento di più progetti, aperto a enti scientifici, culturali, comunità religiose, etc… Ma la cosa curiosa è che l’intera somma viene assegnata ad personam alla Diocesi di Trieste, per l’organizzazione di un convegno e di alcuni eventi collaterali. Si tratta di una scelta innegabilmente “politica”: il punto di vista della Diocesi sul tema è certamente legittimo, anche importante, ma certo non l’unico.

In aggiunta a tutto ciò c’è anche la possibilità, questa proprio inconsueta, di poter portare a rendiconto per il contributo anche spese sostenute nel 2019, PRIMA dell’approvazione della norma e prima della presentazione del presentivo di spesa. (Che poi, il preventivo non dovrebbe prevenire le spese? Mah, forse mi sbaglio io).

Io resto convinto di due principi: il primo è quello della laicità delle istituzioni e il secondo quello che garantisce a tutti i soggetti che ne hanno titolo (e tra questi anche, ma non solo la Diocesi ) di presentare progetti e di concorrere al riparto dei fondi di sostegno.

Per questo presenterò in aula un emendamento, per chiedere di trasformare il contributo ad personam in un bando che possa finanziare più progetti, che possano affrontare il tema del rapporto tra scienza e fede, tra ricerca ed etica, da molteplici e diverse prospettive e garantendo perciò pluralità di impostazioni e punti di vista.

#NoMuri

Oggi Salvini è a Trieste, per parlarci di muri da costruire e di filo spinato da srotolare.
Forse Matteo non lo sa, ma i triestini possono spiegargli cosa significa essere una città di confine, gente abituata a vivere sulla frontiera. L’identità di Trieste è anche questo, e non abbiamo nessuna intenzione di costruire un muro di arresto sul lungo percorso di dialogo che abbiamo costruito in questi anni.

Oggi siamo qui per questo, per dimostrare che anche solo pensare di dividere queste terre è un’assurdità.

Abbiamo costellato la linea di confine di punti di incontro. Per far vedere a chi non sa che in queste terre costruiamo ponti con il dialogo, l’amicizia, la cooperazione.

Noi siamo a Lazzaretto con amici sloveni e istriani, per ribadire che qui è così che funziona.

#NOmuri #BREZzidov #NOwalls

10 motivi

Vi propongo dieci pensieri molto semplici, quasi banali, ma forse è proprio di semplicità che abbiamo bisogno.

  1. L’Unione Europea ha portato il più lungo periodo di pace che l’Europa abbia mai avuto nella sua storia. Superamento dei confini, collaborazione, mobilità e amicizia, mentre in tanti altri luoghi, anche a noi vicini, continuavano a scoppiare focolai di violenze e tragedie.
  2. L’unione dei leader sovranisti, tanto sbandierata da Salvini, non è un’alternativa per l’Europa. È un inganno. “Prima gli italiani” non potrebbe convivere con “prima gli austriaci” o“prima gli spagnoli” e porterebbe solo a prove di forza muscolari. Non esiste un “prima”: siamo cittadini d’Italia e d’Europa.
  3. I più ostili nei confronti della situazione economica dell’Italia sono proprio gli alleati di Salvini. Ci dice di voler sforare i limiti imposti dall’Unione Europea al deficit italiano, ma glissa su altro. Non ci dice ad esempio che la leader di “Alternative für Deutschland”, sua alleata, vorrebbe che la Banca d’Italia garantisca il debito Italiano con 400 miliardi di euro, né che altri leader sovranisti hanno la stessa rigidità, o che magari Marine le Pen vuole tassare pesantemente le importazioni, quando la Francia è uno dei primi mercati al mondo del made in Italy.
  4. I leader sovranisti, i cosiddetti alleati di Salvini, sono i più decisi a rifiutare qualsiasi coinvolgimento riguardo la situazione dei migranti. Su questo lui sorvola. Quando dice che ogni paese deve fare la sua parte in tema immigrazione, non dice che i suoi alleati, siano in Ungheria, siano in Francia o in Germania, la pensano diversamente. La sua Europa dei sovranismi sarebbe l’Europa del “mors tua vita mea”.
  5. L’Unione Europea ha creato il più grande mercato del mondo: 508 milioni di cittadini, 24 milioni di imprese, 3,6 milioni di posti di lavoro in più, aumentando il PIL pro capite di ogni cittadino, oltre a garantire la libera circolazione di persone, servizi, merci e capitali. E l’Italia, non dimentichiamolo, è un paese a forte export. Quando poi parliamo di euro ricordiamoci che ha portato a ridurre a meno di un terzo gli interessi del nostro debito pubblico, che alla fin fine paghiamo tutti quanti.
  6. Senza l’Europa non ci sarebbe l’Erasmus. Finora il progetto ha coinvolto 9 milioni di studenti, ed altri 12 milioni dovrebbero vivere questa esperienza nei prossimi 7 anni. Circa 400.000 studenti italiani hanno partecipato al progetto Erasmus e solo nel 2018 abbiamo ospitato in Italia 26.000 studenti. Interculturalità, competenze, confronto, opportunità e una prospettiva di lavoro nel mercato unico europeo.
  7. L’80% delle norme ambientali italiane derivano dall’Europa. 550 direttive, regolamenti e decisioni in campo ambientale hanno reso elevati gli standard ambientali europei.  Certo c’è ancora tanto da fare e la minaccia di un disastro ambientale è spaventosa. Ma davvero pensiamo che da soli avremmo fatto meglio?
  8. Trieste è Europea. Ha vissuto il periodo d’oro come porto di una parte di Europa, aperto verso il mondo, poi si è trovata ad essere periferia d’Italia, schiacciata sull’estrema punta della cortina di ferro. Trieste, più degli altri, ha sofferto la chiusura e i confini. Oggi il suo futuro torna ad essere quello di una città che crescerà se sarà snodo di flussi, di relazioni, di idee, di persone e di merci. I treni dal suo Porto arrivano in tutta Europa  e sempre più visitatori che parlano tante lingue apprezzano il suo essere europea.
  9. Viviamo meglio senza il confine con la Slovenia. E ancor meglio sarà quando cadrà quello tra Slovenia e Croazia. Più comprensione, più collaborazione, la possibilità di ricostruire legami umani, culturale e economici che sembravano spezzati per sempre da tragedie e barriere.
  10. Rafforzare e migliorare l’Europa ci mette al centro in un mondo sempre più globalizzato. L’alternativa non sono le nazioni forti, ma il diventare vassalli del Putin o del Trump di turno.

Questi ed altri motivi mi portano, e magari questo apparirà scontato, a scegliere domenica il Partito Democratico, e spero che saremo in tanti.

Al di là della mia scelta, ciò che comunque vi chiedo, se condividete con me questi dieci semplici motivi, è di scegliere comunque l’Europa con il vostro voto questa domenica.

Casa Pound in Municipio oscura la fotografia di Mattarella

È troppo attendersi dal Sindaco una chiara parola di condanna dell’atteggiamento di Casa Pound ieri in una sala del Municipio, offensivo verso il Presidente della Repubblica e la bandiera dell’Europa?

Eppure ha giurato sulla Costituzione e dovrebbe difenderne la natura antifascista e difendere le Istituzioni repubblicane… senza se e senza ma dovrebbe condannare Casa Pound, senza cioè rispolverare gli “opposti estremismi”.

È capace di farlo? Oppure pensa di ricordarci per la millesima volta il concerto dei Tre Presidenti? Non basta, sono successe troppe cose negli ultimi due anni che vanno nella direzione opposta allo spirito di quella serata, cose che lo vedono talora partecipe, talora spettatore silenzioso e inerte.

Appalto Cattinara: urge incontro con Assessore e Azienda Sanitaria

Sono primo firmatario di una richiesta di convocazione della Terza Commissione (Sanità) avente ad oggetto la situazione dell’appalto per la ristrutturazione di Cattinara, sottoscritta anche dai colleghi del gruppo PD Russo, Santoro, Conficoni, Moretti.

Cittadini e operatori della sanità sono preoccupati. I mezzi di comunicazione parlano dello stallo del cantiere, della possibile risoluzione del contratto, con un prevedibile seguito di contenzioso, e dell’alto rischio di un lungo stop ai lavori.

È impensabile che il Consiglio Regionale, ovvero l’istituzione che approva il bilancio della sanità regionale, riceva informazioni sui fatti unicamente attraverso i media. Le conseguenze negative che lo stop avrebbe sull’attività degli operatori e quindi per la qualità del servizio ai cittadini, sono facilmente immaginabili, è assolutamente prioritario affrontare il problema.

Per questo riteniamo necessaria una urgente convocazione della Terza Commission, alla presenza dell’Assessore e del Commissario dell’ASUITS  in modo da consentire ai Consiglieri, anche attraverso le necessarie audizioni, di acquisire le informazioni necessarie e di esprimere le proprie valutazioni sulla situazione. Mi auguro che l’Ufficio di Presidenza della Commissione consideri la richiesta e proceda con urgenza alla convocazione.

Trieste Half Marathon: qualcuno pagherà?

Prima ci hanno detto che alla mezza maratona sarebbero stati invitati solo professionisti bianchi, perché a quanto pare i manager degli atleti di colore erano tutti scorretti. Poi hanno fatto dietrofront, si sono rimangiati quanto detto, e hanno invitato 5 atleti di colore i cui manager evidentemente sono persone serie e corrette. Davvero strano che chi organizza questo evento da anni non avesse prima le informazioni necessarie per fare una selezione basata su serietà e principi etici piuttosto che sul colore della pelle dei corridori, non trovate?

Perfino Generali, main sponsor della manifestazione, è dovuta intervenire per richiamare il sindaco difronte a questo disastro.
Testate giornalistiche di mezzo mondo hanno dedicato titoli a questo scandalo… e il nostro governo regionale cosa ha fatto? Avrebbe fatto bene a prendere le distanze, invece che minacciare querele e difendere quel che diventava ogni ora più indifendibile.

Quel che è certo è l’ennesimo devastante danno di immagine che Trieste ha subito.

Qualcuno pagherà per questo disastro? Conclusa la manifestazione cosa succederà? In una città normale, in un Paese normale, chi combina una cosa di questo tipo ha il buon gusto e il buon senso di andarsene.
Non so perché, ma ho la sensazione che per questo genere di cose non siamo una città normale in un Paese normale.

Trieste, la più europea delle città italiane

“La più europea delle città italiane”, così definivo Trieste quando, negli anni da Sindaco, mi sono impegnato per costruire rapporti internazionali per la nostra città.
Ho presentato Trieste a ospiti stranieri in visita, e l’ho portata a Vienna, Monaco, Lubiana, Zagabria e Sarajevo, perché convinto che in passato la città abbia vissuto troppo a lungo in una campana di vetro.

Trieste era europea prima ancora che esistesse l’Europa, intesa come l’entità istituzionale ed economica che conosciamo oggi.
Ne troviamo traccia nei cognomi, nell’architettura, nei culti religiosi, nella gastronomia, nella letteratura… Crocevia di popoli e culture, da sempre ha tratto la propria forza da ciò che la contraddistingueva, ovvero l’essere un punto di arrivo e di incontro di merci, persone, idee e comunità.
Forse non serve ricordarlo, ma la città ha vissuto il proprio periodo d’oro quando questa sua naturale predisposizione è stata assecondata e valorizzata.

La situazione è cambiata quando Trieste è passata da essere al centro dell’Europa ad essere l’estremo nord-est d’Italia, schiacciata su quello che era considerato un confine difficile. Questo ha mortificato la sua vocazione e natura, sopravvissuta negli anni grazie soprattutto all’impegno di alcuni straordinari uomini di cultura e all’insediamento di numerosi centri internazionali di ricerca scientifica.

Negli ultimi anni alla città si sono presentate importanti opportunità di riscatto, ed è evidente che il minimo comune denominatore di queste occasioni abbia a che fare con il superamento dei confini e con un riscoprirsi città di flussi e relazioni:

  • la crescita del turismo vede protagonisti turisti stranieri, attratti e affascinati proprio dalla diversità culturale racchiusa nella nostra città, cosa che inoltre la contraddistingue dalle altre città italiane
  • ESOF 2020, Trieste Capitale Europea della Scienza. È un traguardo che celebra la nostra bellissima vicenda di insediamenti scientifici, ottenuto anche perché la candidatura di Trieste si è presentata come espressione anche dei paesi del sud-est Europa
  • il porto di Trieste oggi è l’unico porto globale tra i porti italiani, capace di connettere Estremo Oriente e Mediterraneo orientale con moltissime destinazioni europee

Se c’è una città che vive nella misura in cui si trova al centro dell’Europa e mette in relazione l’Europa stessa con gli altri continenti, questa è Trieste. La storia lo ha insegnato, il presente lo riconferma.

Vi anticipo che nelle prossime settimane vi inviterò ad alcune iniziative, per proporre spunti concreti su questo tema. Saranno incontri finalizzati ad affrontare la dimensione europea di Trieste in diversi ambiti: flussi di merci, ricerca scientifica e successo turistico.

Sito inquinato di Trieste: urgente avviare a soluzione

La situazione del Sito Inquinato Nazionale di Trieste penalizza le nostre attività produttive, crea vincoli e incertezze fra le imprese insediate in loco e compromette nuovi insediamenti.

Un breve exursus per capire la questione: il Sin di Trieste (sito inquinato di interesse nazionale) copre l’area del nostro porto industriale e comprende circa 1700 ettari, di cui 500 a terra e 1200 a mare.
Il perimetro del sito è stato definito con Decreto del Ministero dell’ambiente nel 2003, e da quel momento le imprese insediate in loco hanno dovuto avviare interventi di bonifica delle aree di propria competenza, a prescindere dal fatto di aver o meno procurato il danno ambientale.

Ad oggi le procedure di accertamento del grado di inquinamento e le eventuali attività di bonifica necessarie alla restituzione agli usi legittimi sono di competenza della Regione. Purtroppo però oggi non risultano attività della Regione in questo senso. Capirete bene la gravità della situazione, in particolare modo per le attività insediate.

Per questo ho chiesto ufficialmente all’Assessore Scoccimarro, con un’interrogazione in aula, di prendere in mano la situazione per aiutare concretamente le attività produttive e le imprese del nostro territorio e facilitare l’insediamento di nuove imprese e la creazione di posti di lavoro in un’area oggi più che mai strategica per lo sviluppo e la crescita economica di Trieste.


Di seguito il testo dell’Interrogazione a Risposta immediata:

È nota l’annosa situazione del Sito di Interesse Nazionale (Sin) di Trieste, che penalizza le attività produttive e crea vincoli e incertezze fra le imprese insediate e compromette nuovi insediamenti.

Come è noto, l’accordo di programma del 25 maggio 2012 aveva previsto che la Regione intervenisse, a mezzo delegazione amministrativa ad EZIT, per predisporre piani di caratterizzazione ed eseguire, ove necessario, caratterizzazioni e analisi di rischio.

Con il commissariamento dell’EZIT, le competenze sono state riassunte in capo direttamente dalla Regione. Non risultano però esperite attività sul campo, se non quelle riferite alla ridefinizione del perimetro del Sin per alcune aree prospicienti il canale industriale, con conseguente remissione di queste aree alla competenza della Regione.

Chiedo all’Assessore notizie sul cronoprogramma delle attività in capo alla Regione e in particolare sulle azioni per riassumere la competenza su altre aree, possibilità questa prevista dall’articolo 36 bis della legge 134/2012 e più volte sottolineata dal Ministero in sede di conferenze di servizi, in modo da poter accelerare le procedure di accertamento, dove necessario di bonifica e comunque di restituzione agli usi legittimi.

Le organizzazioni sindacali della sanità chiedono un’audizione pubblica

Due settimane fa le organizzazioni sindacali della sanità hanno chiesto al Sindaco un’audizione pubblica in Consiglio Comunale per affrontare i temi della sanità triestina, coinvolgendo anche i Consiglieri Regionali eletti nel collegio. 
È certo un’iniziativa opportuna, che può anche servire a sentire altre voci, da quella istituzionale dell’Assessore a quella di altri operatori.
 
A quanto pare finora questa richiesta non ha avuto risposta. Io invito allora il Sindaco, anche nella sua veste di responsabile della salute della sua Comunità, a promuovere questo incontro per conoscere e valutare insieme le criticità, di personale e /o di organizzazione, che vanno affrontate. Gli do fin da adesso la piena disponibilità a partecipare e a condividere interventi che fossero necessari in sede istituzionale. 
 
Il Sindaco promuova questo incontro anche per dimostrare che la sanità è un servizio troppo importante per i cittadini per essere affrontato solo quando si fanno campagne elettorali e che richiede invece attenzione ed impegno costanti e rigorosi da chi rappresenta i cittadini.

Il festival “I mille occhi” senza finanziamento

In merito alle recenti graduatorie dei bandi regionali sulla cultura: il festival cinematografico “I mille occhi”, non ha ottenuto i finanziamenti regionali, fondamentali per la sua sopravvivenza. Essendo una manifestazione internazionale, apprezzatissima dalla critica, l’esclusione dai finanziamenti è inspiegabile. Il festival, finanziato da moltissimi anni, si trova senza fondi per la 18° edizione.

Il progetto è risultato ammissibile, ma non è stato finanziato per carenza di risorse. Altri bandi sono stati rifinanziati, questo no e la scelta appare inspiegabile. Progetti come questo hanno dimostrato un reale contributo alla cultura e alla crescita culturale del territorio e il fatto che la Giunta crei dei meccanismi che escludono i meritevoli con sistemi irragionevoli, non lascia nulla di positivo per le prospettive future.