Al via la piattaforma logistica e la partnership strategica con Amburgo

Una bella giornata per Trieste e per il suo porto.
Con oggi Trieste diventa snodo per l’integrazione delle reti logistiche e portuali tra porti del Nord e Sud Europa.
Risultato era inimmaginabile solo 10 anni fa.
Nel 2010 il nostro porto era ripiegato su se stesso: occupazione insufficiente e in parte precarizzata, nessuna capacità di attrarre investimenti, progetto della piattaforma insabbiato, piano regolatore fermo, conduzione personalistica ed estranea a qualsiasi respiro strategico.
Davanti a una situazione così drammatica, ricordo che riflettevo sulla necessità di trasformare “una città sul mare” in “una città di mare”, partendo proprio dalle grandi potenzialità ed opportunità che derivavano dalla collocazione di Trieste.
Non si trattava solo del porto, ma certo quello era il punto di partenza.
Oggi di strada ne è stata fatta, e questa volta lasciatemi ricordare che questa strada la abbiamo aperta noi.
Aver costruito qualcosa per il futuro della propria Comunità dà senso a molte cose.

Porto Vecchio dopo ESOF2020

Porto Vecchio: argomento sicuramente centrale anche nella prossima campagna elettorale e sede dell’ ESOF2020 appena concluso.

Va dato merito a Stefano Fantoni e a tutti quelli che hanno collaborato, di aver realizzato qualcosa di veramente importante: ESOF ha sancito l’importanza del legame fra Trieste e la ricerca scientifica, proiettandoci in una dimensione internazionale.

Conclusa la manifestazione, è giusto oggi domandarsi quale impatto positivo avrà nel futuro di Trieste. Qual è l’eredità di ESOF2020?
Sicuramente un Centro Congressi atteso da tempo, sicuramente una rafforzata immagine e prestigio per le nostre istituzioni scientifiche.

Cosa fare ora? Che ne sarà di Porto Vecchio? So già che se ripeto ancora una volta che l’area necessita di una visione strategica vi annoierete, ma lasciatemi spiegare. Abbiamo bisogno di rendere quel posto attrattivo per un’area territoriale ampia, che comprenda il Nord Italia, ma anche l’Austria e la Slovenia. Imprese innovative, capaci di creare posti di lavoro soprattutto per giovani, devono considerare una possibilità vantaggiosa quella di insediarsi in Porto Vecchio. Perché? Perché se pensiamo di riempirlo da soli, vuotando altri spazi di una città di 200 mila abitanti, allora stiamo freschi.

Come fare quindi? Alcune idee: insediare in Porto Vecchio una prima realtà capace di fare da traino (per questo a suo tempo avevamo suggerito il trasferimento dell’ICGEB, non per un semplice spostamento, ma perché fosse in grado di far nascere attorno alla sua ricerca una pluralità di imprese innovative), attivare un sistema di incentivi che renda conveniente per le imprese la scelta di insediarsi in questo meraviglio angolo d’Italia, adoperarsi perché la rete delle nostre realtà scientifiche si rafforzi in modo che trasferirsi qui a fare impresa significhi anche entrare in un network consolidato di eccellenza di ricerca scientifica.

Inoltre, come è avvenuto in quelle che sono le aree a più alta densità di imprese avanzate, per il definitivo salto di qualità al sistema Trieste manca ancora l’attrazione di un grande investitore. Per questo risultato certo serve la politica, ma dobbiamo soprattutto dimostrare che Trieste, tra ricerca di eccellenza, risorse umane, ambiente innovativo e qualità della vita, può essere la scelta migliore.

Al via le dirette Facebook e Youtube

Questi mesi trascorsi chiusi in casa ci hanno sicuramente insegnato qualcosa. Spinto dalla voglia di mantenere aperto il dialogo e di offrire spunti di confronto e di riflessione sui temi più disparati, tra le cose che ho imparato c’è anche questo nuovo modo di comunicare.

Grazie alle dirette Facebook ho potuto ospitare virtualmente persone interessanti e variegate. Ho così deciso di aprire un canale youtube, in modo da conservare tutti questi piccoli interventi.

A questo link trovate il mio canale.

Qui di seguito alcuni degli argomenti trattati fino ad ora:

La ricerca oggi – 11 aprile 20202
Con Paola Storici, primo ricercatore ad Elettra Sincrotrone, discutiamo del momento straordinariamente impegnativo della ricerca.

Tempi e difficoltà della ripartenza – 20 aprile 2020
Con l’avvocato Gianfranco Carbone parliamo delle tempistiche e delle difficoltà della ripartenza.

Provvedimenti a supporto delle imprese – 23 aprile 2020
Sono efficaci i provvedimenti nazionali e regionali a supporto delle imprese? Cosa sta funzionando e cosa manca? Come sarà la ripartenza in settori importanti per Trieste come il turismo e la nautica? Di questo parliamo con Cristina Lipanje, imprenditrice nel settore alberghiero, e Marino Quaiat, imprenditore nel campo della nautica.

Questo 25 aprile – 25 aprile 2020
Con Patrick Karlsen, storico, Direttore dell’Istituto per la storia della Resistenza e dell’Età contemporanea nel FVG.

La ripartenza di Trieste: porto e connessioni globali – 30 aprile 2020
Renzo Isler, già Direttore generale di Generali China e attualmente consulente del Gruppo per la Cina, e Mario Sommariva, Segretario generale dell’Autorità Portuale, discutono delle prospettive del porto, della Via della Seta e della connessione fra Europa e Far East nel dopo Covid-19. L’incontro è moderato da Francesco De Filippo, Direttore di ANSA FVG ed è promosso dall’Associazione Luoghi Comuni.

La ripartenza dei turismo a Trieste – 2 maggio 2020
La corsa al successo turistico di Trieste è stata bruscamente interrotta. Esiste una strategia per rimetterla in gioco? Quali mosse devono essere fatte per garantire la ripartenza del turismo a Trieste? Con Francesca Pitacco e Enrico Marchetto

Dubbi e nodi da sciogliere: è solo una questione di soldi? – 9 maggio 2020
Tra misure pubbliche che stentano e proposte suggestive di azzerare le tasse dilatando però la spesa, la sensazione è che non ci siano molti punti fermi per affrontare ciò che ci aspetta. Con Alexandros Delithanassis e Gianfranco Carbone.

E la cultura? – 25 maggio 2o2o2
Sono stati i primi ad aver chiuso e saranno gli ultimi a ripartire: sono i lavoratori autonomi e le imprese della cultura, dello spettacolo dal vivo, della musica, del cinema. Ne abbiamo parlato con Sara Alzetta, Alessandro Mizzi e Luigi Vignando.

La Sanità Pubblica post Covid-19 – 29 maggio 2020
Negli ultimi mesi la priorità della sanità è stata il contrasto alla pandemia: come sono state gestite le prestazioni sanitarie e gli interventi non rimandabili? Con la dott.ssa Alessandra Guglielmi, il dott. Nicolò de Manzini e il dott. Marco Rabusin.

Diamo i numeri giusti! – 29 maggio 2020

  • Quali sono i veri problemi del bilancio regionale a causa della crisi?
  • Perché è irresponsabile minacciare di non riuscire a mantenere la sanità e di chiudere gli ospedali
  • Perché è sbagliato pensare di scaricare tutti i problemi sullo Stato
  • Perché non servono gli ultimatum
  • Perché è giusto che Governo, Regioni e Comuni affrontino insieme questa fase difficile

Sulla vicenda D’Agostino – 9 giugno 2020
Viviamo in un Paese dove norme finalizzate a promuovere i migliori finiscono con il toglierli di mezzo, dove diversi organi di giudizio interpretano lo stesso tema in maniera diversa, se non addirittura opposta, dove le migliori intenzioni si perdono nella giungla della burocrazia. Emerge la necessità di trovare la strada per un sistema più moderno e giusto. Ne parliamo con Gianfranco Carbone e Roberto Weber.

Gli ultimi 5 anni hanno svoltato il nostro Porto: ecco perché vogliamo Zeno D’Agostino a Trieste – 11 giugno 2020
Con Sergio Bologna, esperto di logistica e portualità che per primo mi parlò di Zeno, parliamo dello straordinario cambiamento vissuto dal nostro Porto negli ultimi 5 anni. Assieme a noi: Giuseppe Casini, Amm. unico di Adriafer Enrico Grazioli, Direttore de Il Piccolo Stefano Puzzer, lavoratore portuale Stefano Visintin, Presidente degli Spedizionieri del Porto

L’Acquamarina deve essere tempestivamente ripristinata

Considero un errore la scelta di rimandare ad un futuro centro in Porto Vecchio, tutto da immaginare, progettare, finanziare e costruire, la funzione di piscina terapeutica abbandonando al degrado e alla demolizione l’Acquamarina.


È un errore perché tempi e costi di questa soluzione rischiano di essere molto più impegnativi e di lasciare perciò tanti nostri concittadini per molto tempo senza una struttura indispensabile per cure e benessere. Credo che un ricupero abbia senso, possa essere progettato e realizzato se c’è la volontà politica in tempi accettabili e offrire una risposta indispensabile a tante persone. Se poi in futuro dovesse sorgere un centro simile in Porto Vecchio, in una città a vocazione turistica crescente e con un percentuale per di più così elevata di anziani credo non ci sarebbe difficoltà a far lavorare a pieno regime tutte e due le strutture.


Ritengo perciò che il Sindaco possa e debba ripensare alla sua decisione negativa circa il ricupero di Acquamarina, decisione peraltro non accompagnata da motivazione chiare e convincenti.

Oggi, durante una conferenza stampa davanti alle recinzioni dell’impianto, abbiamo ribadito le ragioni della richiesta di ripristino delle piscina terapeutica. I media hanno dato risalto alla nostra iniziativa: mi auguro che l’Amministrazione Comunale risponda con un’azione positiva e tempestiva

 

È un testo lungo è senza foto

SI, È UN TESTO LUNGO E SENZA FOTO.
E SI, RICHIEDE UN BRICIOLO DI CONCENTRAZIONE PER ESSERE LETTO.

Stai in aula per 17 ore di seguito, perché vorresti che le leggi di questa Regione siano le migliori possibili, soprattutto perché si parla della salute delle persone.
Ti prepari, studi una materia difficile perché molto specialistica, e cerchi di dare un tuo contributo.
Fra gli altri, proponi, con una serie di emendamenti, che sia riconosciuto non solo il ruolo dei parenti, ma anche quello di altre persone che affiancano e supportano il malato, siano essi conviventi, amici, in alcuni casi vicini di casa, caregiver.

Perché, per capirci, banalmente se oggi finisce in coma una persona non sposata, il compagno o la compagna in molti casi non può conoscerne lo stato di salute. O magari perché, se i servizi pubblici devono costruire una rete di supporto, il vicino di casa che quotidianamente cura un anziano solo, è giusto che sia reso partecipe.
La realtà è questa: ci sono poi tante persone i cui legami con la famiglia di origine si sono allentati, ma che possono magari contare su legami affettivi nuovi e diversi.

A scanso di equivoci, conoscendo un pò chi hai di fronte , nel presentare gli emendamenti, sottolinei il significato di “integrazione” e non di “sostituzione” del concetto di famiglia. E le cose in aula vanno bene: chi governa a quanto pare si rende conto che c’era una mancanza nel loro testo originario e arrivi ad una formulazione condivisa, e il testo riformulato quindi viene approvato all’unanimità.

Tutto bene quindi? Non proprio. Perché in parallelo, fuori dall’aula, chi rappresenta l’Istituzione, cioè il Presidente Fedriga, e dovrebbe rispettare la serietà del tuo lavoro, fa partire, con la sua macchina propagandistica, una campagna in cui accusa il PD di voler distruggere la famiglia, subito seguito da Salvini e Meloni, che non hanno evidentemente di meglio da fare nella loro eterna campagna elettorale a suon di fandonie.

È un film già visto: un giorno brandiscono il crocefisso durante un comizio, un giorno parlando di Bibbiano espongono sul palco di Pontida una bambina che in realtà è oggetto di una triste contesa fra genitori, e un giorno speculano, forse perché parlare dei contenuti veri della riforma sanitaria sarebbe imbarazzante, su vicende, quelle di tante persone che volevamo vedessero riconosciuti i loro diritti.

Sono tornato a casa a notte fonda, convinto di aver fatto il mio dovere, ma amareggiato per il livello a cui sta scendendo certa politica.

In questo post manca la foto, perché stando a certi cliché di lor signori, dovrei metterne una con i miei figli e i miei tre nipoti, tutti belli sorridenti. Ma non l’ho mai fatto perché ho sempre pensato che l’amore e gli affetti, familiari e non, siano una cosa troppo bella per usarla in modo strumentale e spregiudicato.

Il Consiglio Regionale dalla parte del popolo Curdo

Sono consapevole che gli atti simbolici non bastano a fermare le bombe ma sono anche consapevole della pesantezza del silenzio o dell’indifferenza.

Per questo un paio di settime fa ho predisposto una mozione, sottoscritta anche dagli altri colleghi del gruppo PD in Regione, che denuncia l’aggressione turca ai curdi e chiede al Presidente della Regione di intervenire presso il Governo affinché questo faccia ogni azione diplomatica e politica in sede internazionale per fermare questa aggressione e ristabilire la pace.

Oggi la situazione pare “stabilizzarsi”con l’intervento di una superpotenza, la Russia, che prende il posto di un’altra, gli USA di Trump.

Resta l’aggressione, restano i morti, la barbara uccisione di Havrin Khalaf, l’uso di armi chimiche, la collusione fra Turchia e bande affiliate all’ISIS. Resta il punto interrogativo su cosa succederà domani.

Per questo il voto unanime dell’aula del Consiglio Regionale che ha appena approvato la mozione che esprime solidarietà ai Curdi e chiede iniziative concrete per la pace da parte del Governo è un gesto simbolico e politico contro l’indifferenza. E spero che altri ne seguiranno.

Industria triestina: non sottovalutiamo il problema occupazionale

L’industria triestina vede situazioni di crisi, come Sertubi, Dukcevich, Burgo e altre che minacciano di tradursi in un grosso problema occupazionale.
Inoltre, dallo scambio di lettere tra l’Assessore Scoccimarro e il gruppo Arvedi, risulta in avvio il percorso che dovrebbe portare alla chiusura dell’area a caldo della ferriera. Questo significa che, tra l’immediato e il breve periodo, saranno a rischio altre centinaia di posti di lavoro.

In passato, lo sapete, mi sono impegnato per la la continuazione dell’attività dello stabilimento e per il miglioramento del suo impatto. Come certificano anche queste famose lettere i miglioramenti ci sono stati, ma ad Arvedi è stata indicata come preferibile la strada della chiusura, ed Arvedi a quanto pare la accetta.

A questo punto mi auguro che sia finita una volta per tutte l’epoca delle demagogie e degli slogan legati alla ferriera e che l’argomento sia affrontato seriamente, nel rispetto di cittadini e lavoratori.

I siderurgici non faranno i commessi da obi né i receptionist negli hotel, per non parlare della cazzata sentita qualche tempo fa circa il possibile loro impiego nei servizi esternalizzati del comune. Anche se fosse possibile, vorrebbe dire mandare a casa chi ci lavora adesso! Aggiungo anche che continuare ad utilizzare il porto come parafulmine per tutti i prossimi disoccupati non è saggio, potrà fare una parte limitata vista l’automazione crescente delle operazioni portuali e logistiche. È impossibile che possa riassorbirli tutti, quindi non strumentalizziamolo.

La riconversione dell’area della ferriera va allora trasformata in un’opportunità per l’industria perché solo insediamenti produttivi, ovviamente compatibili con l’ambiente, potranno offrire una quantità di posti di lavoro necessaria a dare una risposta concreta a chi oggi lo perde o lo vede a rischio.
Le istituzioni, Regione e Comune in primis, devono evitare perciò superficialità e banalizzazioni a cui ci hanno abituato e devono impegnarsi per una politica industriale vera che porti a nuovi insediamenti produttivi, valorizzando la prossimità con il porto e la piattaforma logistica e coinvolgendo il governo nazionale.

Se si crea una prospettiva, allora gli ammortizzatori sociali e gli incentivi di politica del lavoro possono accompagnare da un’occupazione a un’altra. Evitiamo che siano l’anticamera della disoccupazione.

Trieste e la sfida dell’attrattività

Sono passati tre anni dal cambio di amministrazione alla guida di Trieste. Tra opportunità confermate, prima fra tutte quella legata al porto, e distanze profonde sull’idea di città e di comunità, mi interessa, più che soffermarmi a giudicare le scelte di chi è venuto dopo di me, proporre qualche idea sulla strada da fare, convinto come sono che questa città sia ancora in bilico tra il poter cogliere grandi opportunità per il futuro o il condannarsi ad un declino irreversibile.

Comincio dall’economia per dire che Trieste non può affidarsi semplicemente al momento di successo del porto, al buon andamento del turismo – pur confermato ormai da diversi anni – oppure all’aspettativa di qualche fortunata operazione immobiliare in Porto Vecchio o in altro sito. Affidarsi alla congiuntura non basta, serve un’idea di sviluppo che comprenda, e anzi rafforzi, tutto il potenziale di Trieste: viviamo nell’economia dell’innovazione e delle relazioni e saranno sempre più le aree urbane, le città, ad essere il centro dello sviluppo.

Forse il concetto chiave è quello dell’attrattività, da declinare a tutto campo: attrattivo deve essere un porto, attrattiva per i turisti deve essere una città, attrattiva deve essere la sua vita culturale, attrattivi bisogna essere per le imprese e soprattutto per i giovani. Se Trieste oggi risulta attrattiva sotto alcuni aspetti, è grazie ad investimenti effettuati nel tempo: cito ad esempio il porto, dove il primo investimento è stata la scelta di un radicale cambio ai vertici. Anche sul turismo si è lavorato per anni verso i risultati di oggi: grandi eventi, città vivibile, reputazione internazionale. Proprio quest’ultima è stata fondamentale per ottenere un risultato importante come l’assegnazione di ESOF 2020: ben difficilmente ESOF sarebbe arrivata se dal 2012 non ci fosse stata Trieste Next, e prima ancora Fest, e se alcuni anni fa non ci fosse stata un’azione “diplomatica” della città per costruire rapporti con Vienna, Lubiana, Zagabria,  Sarajevo, Graz, Fiume…Trieste infatti l’ha spuntata nella corsa ad ESOF perché ha potuto presentarsi anche come riferimento della ricerca del Centro Est Europa.

Oltre a raccogliere i frutti degli investimenti passati, per essere attrattiva Trieste deve continuare ad investire. Lo si fa con una visione ed una strategia, che certo non viene corroborata da segni di intolleranza di qualsiasi genere o da operazioni nostalgiche che provocano inevitabili reazioni uguali e contrarie. Si è attrattivi a tutto campo, non solo per qualche investimento immobiliare, ma perché si offre un mix di fattori: economici, culturali, sociali.

Come dicevo, Trieste è ancora in bilico. Mi limito a citare alcuni aspetti, in modo certo non esaustivo, su cui ritengo sia importante lavorare se vogliamo una città capace di fare il salto di qualità.

Il primo: essere una capitale d’area significa investire sui rapporti con altre città europee, costruendo occasioni istituzionali, collaborazioni culturali e formative, legami economici, iniziative comuni – ponti insomma – e investire sui rapporti transfrontalieri. Se Trieste non persegue questa sua vocazione naturale, ne paga le conseguenze.

Il secondo: passare definitivamente dall’essere una città con l’università ad essere una città universitaria. Ciò richiede una scelta chiara ed un investimento in servizi, in rigenerazione urbana, oltre che in valorizzazione internazionale del nostro sistema dell’alta formazione. È importante anche per creare le premesse per un’inversione del trend demografico, che è il primo problema del futuro di Trieste, ed è importante inoltre perché un ambiente di formazione di qualità è attrattivo per imprese ad alto contenuto di conoscenza, alla ricerca di risorse umane. Studiare un po’ di casi europei di successo può essere illuminante.

Il terzo: essere una città moderna e smart: destinare innovazione e tecnologie al miglioramento della qualità della vita e dei servizi e alla sostenibilità ambientale ed energetica. Questo era il senso di alcuni strumenti di programmazione, come il Piano Regolatore, quello del Traffico o il Piano per Ambiente ed Energia Sostenibili. Ma era anche il senso di scelte come l’Hackathon del 2016, una 24 ore con un centinaio di giovani talenti impegnati a progettare soluzioni tecnologiche per migliorare i servizi urbani, o come la scelta di utilizzare al meglio le potenzialità di trasporto su rotaia in ambito urbano, collegando Barcola al centro attraverso Porto Vecchio.

Continuo ricordando la necessità di non mollare l’azione di lobby istituzionale rivolta all’attuazione degli interventi per potenziare i collegamenti ferroviari per merci e persone, che l’azione degli anni scorsi ha consentito di programmare e finanziare.

Sono queste alcune chiavi possibili, importanti tra l’altro per declinare una strategia volta ad una piena valorizzazione di alcuni asset, in primis Porto Vecchio.

Infine: nel mondo le città leader, motori economici e sociali, sono dappertutto aperte, inclusive, tolleranti, capaci di costruire un clima sociale positivo, piuttosto che di cavalcare le negatività di questo periodo. È difficile – ad esempio – attrarre giovani talenti in ambienti intrisi di fobie ed intolleranza.

Se davanti al bivio tra futuro e declino vogliamo scegliere la prima strada c’è, anche in vista delle elezioni del 2021, un grande ed immediato spazio per un cantiere di idee aperto a tutti.

Roberto Cosolini

200 mila euro ad personam alla Diocesi di Trieste: presenterò un emendamento in Aula

Per la rubrica “A passo spedito indietro nel tempo” parliamo oggi dell’ennesima curiosa scelta della nostra amministrazione regionale.

In occasione di ESOF 2020 la Giunta regionale propone, nell’assestamento di bilancio, di stanziare ben 200 mila euro per approfondire il rapporto tra scienza e fede. (Per amor di precisione: corrisponde al 13% del milione e mezzo che la Regione stanzia per tutto ESOF )

Al di là del tema, la cosa potrebbe anche andar bene se stessimo parlando di destinare i 200 mila euro ad un bando volto al finanziamento di più progetti, aperto a enti scientifici, culturali, comunità religiose, etc… Ma la cosa curiosa è che l’intera somma viene assegnata ad personam alla Diocesi di Trieste, per l’organizzazione di un convegno e di alcuni eventi collaterali. Si tratta di una scelta innegabilmente “politica”: il punto di vista della Diocesi sul tema è certamente legittimo, anche importante, ma certo non l’unico.

In aggiunta a tutto ciò c’è anche la possibilità, questa proprio inconsueta, di poter portare a rendiconto per il contributo anche spese sostenute nel 2019, PRIMA dell’approvazione della norma e prima della presentazione del presentivo di spesa. (Che poi, il preventivo non dovrebbe prevenire le spese? Mah, forse mi sbaglio io).

Io resto convinto di due principi: il primo è quello della laicità delle istituzioni e il secondo quello che garantisce a tutti i soggetti che ne hanno titolo (e tra questi anche, ma non solo la Diocesi ) di presentare progetti e di concorrere al riparto dei fondi di sostegno.

Per questo presenterò in aula un emendamento, per chiedere di trasformare il contributo ad personam in un bando che possa finanziare più progetti, che possano affrontare il tema del rapporto tra scienza e fede, tra ricerca ed etica, da molteplici e diverse prospettive e garantendo perciò pluralità di impostazioni e punti di vista.

#NoMuri

Oggi Salvini è a Trieste, per parlarci di muri da costruire e di filo spinato da srotolare.
Forse Matteo non lo sa, ma i triestini possono spiegargli cosa significa essere una città di confine, gente abituata a vivere sulla frontiera. L’identità di Trieste è anche questo, e non abbiamo nessuna intenzione di costruire un muro di arresto sul lungo percorso di dialogo che abbiamo costruito in questi anni.

Oggi siamo qui per questo, per dimostrare che anche solo pensare di dividere queste terre è un’assurdità.

Abbiamo costellato la linea di confine di punti di incontro. Per far vedere a chi non sa che in queste terre costruiamo ponti con il dialogo, l’amicizia, la cooperazione.

Noi siamo a Lazzaretto con amici sloveni e istriani, per ribadire che qui è così che funziona.

#NOmuri #BREZzidov #NOwalls

10 motivi

Vi propongo dieci pensieri molto semplici, quasi banali, ma forse è proprio di semplicità che abbiamo bisogno.

  1. L’Unione Europea ha portato il più lungo periodo di pace che l’Europa abbia mai avuto nella sua storia. Superamento dei confini, collaborazione, mobilità e amicizia, mentre in tanti altri luoghi, anche a noi vicini, continuavano a scoppiare focolai di violenze e tragedie.
  2. L’unione dei leader sovranisti, tanto sbandierata da Salvini, non è un’alternativa per l’Europa. È un inganno. “Prima gli italiani” non potrebbe convivere con “prima gli austriaci” o“prima gli spagnoli” e porterebbe solo a prove di forza muscolari. Non esiste un “prima”: siamo cittadini d’Italia e d’Europa.
  3. I più ostili nei confronti della situazione economica dell’Italia sono proprio gli alleati di Salvini. Ci dice di voler sforare i limiti imposti dall’Unione Europea al deficit italiano, ma glissa su altro. Non ci dice ad esempio che la leader di “Alternative für Deutschland”, sua alleata, vorrebbe che la Banca d’Italia garantisca il debito Italiano con 400 miliardi di euro, né che altri leader sovranisti hanno la stessa rigidità, o che magari Marine le Pen vuole tassare pesantemente le importazioni, quando la Francia è uno dei primi mercati al mondo del made in Italy.
  4. I leader sovranisti, i cosiddetti alleati di Salvini, sono i più decisi a rifiutare qualsiasi coinvolgimento riguardo la situazione dei migranti. Su questo lui sorvola. Quando dice che ogni paese deve fare la sua parte in tema immigrazione, non dice che i suoi alleati, siano in Ungheria, siano in Francia o in Germania, la pensano diversamente. La sua Europa dei sovranismi sarebbe l’Europa del “mors tua vita mea”.
  5. L’Unione Europea ha creato il più grande mercato del mondo: 508 milioni di cittadini, 24 milioni di imprese, 3,6 milioni di posti di lavoro in più, aumentando il PIL pro capite di ogni cittadino, oltre a garantire la libera circolazione di persone, servizi, merci e capitali. E l’Italia, non dimentichiamolo, è un paese a forte export. Quando poi parliamo di euro ricordiamoci che ha portato a ridurre a meno di un terzo gli interessi del nostro debito pubblico, che alla fin fine paghiamo tutti quanti.
  6. Senza l’Europa non ci sarebbe l’Erasmus. Finora il progetto ha coinvolto 9 milioni di studenti, ed altri 12 milioni dovrebbero vivere questa esperienza nei prossimi 7 anni. Circa 400.000 studenti italiani hanno partecipato al progetto Erasmus e solo nel 2018 abbiamo ospitato in Italia 26.000 studenti. Interculturalità, competenze, confronto, opportunità e una prospettiva di lavoro nel mercato unico europeo.
  7. L’80% delle norme ambientali italiane derivano dall’Europa. 550 direttive, regolamenti e decisioni in campo ambientale hanno reso elevati gli standard ambientali europei.  Certo c’è ancora tanto da fare e la minaccia di un disastro ambientale è spaventosa. Ma davvero pensiamo che da soli avremmo fatto meglio?
  8. Trieste è Europea. Ha vissuto il periodo d’oro come porto di una parte di Europa, aperto verso il mondo, poi si è trovata ad essere periferia d’Italia, schiacciata sull’estrema punta della cortina di ferro. Trieste, più degli altri, ha sofferto la chiusura e i confini. Oggi il suo futuro torna ad essere quello di una città che crescerà se sarà snodo di flussi, di relazioni, di idee, di persone e di merci. I treni dal suo Porto arrivano in tutta Europa  e sempre più visitatori che parlano tante lingue apprezzano il suo essere europea.
  9. Viviamo meglio senza il confine con la Slovenia. E ancor meglio sarà quando cadrà quello tra Slovenia e Croazia. Più comprensione, più collaborazione, la possibilità di ricostruire legami umani, culturale e economici che sembravano spezzati per sempre da tragedie e barriere.
  10. Rafforzare e migliorare l’Europa ci mette al centro in un mondo sempre più globalizzato. L’alternativa non sono le nazioni forti, ma il diventare vassalli del Putin o del Trump di turno.

Questi ed altri motivi mi portano, e magari questo apparirà scontato, a scegliere domenica il Partito Democratico, e spero che saremo in tanti.

Al di là della mia scelta, ciò che comunque vi chiedo, se condividete con me questi dieci semplici motivi, è di scegliere comunque l’Europa con il vostro voto questa domenica.