ANCHE IL FVG CHIEDE LO PSICOLOGO DI BASE

Non servivano innumerevoli studi per dimostrare che questi due anni hanno avuto un impatto molto forte sulla mente di ognuno di noi. Ma se vogliamo fare qualche numero:
– con la pandemia in Italia l’attività degli psicologi è aumentata del 39% e la crescita di ansia e depressione è allarmante soprattutto tra i giovanissimi.
– uno studio di Lancet pubblicato a ottobre 2021 stima che globalmente nel 2020 depressione maggiore e disturbi di ansia siano sono aumentati rispettivamente del 28% e del 26%.
Davanti al crescere della domanda di assistenza e alle evidenti difficoltà del sistema sanitario di rispondervi, considerato che il ricorso al privato è per tanti proibitivo e comporterebbe perciò la rinuncia al supporto, il consigliere Furio Honsell ed io abbiamo depositato una mozione per chiedere che venga istituito anche in Friuli Venezia Giulia lo psicologo di base.
La salute è anche psicologica. Chiediamo che ogni cittadino abbia a disposizione una figura gratuita per poter accedere al servizio di supporto psicologico.
Nella mozione chiediamo anche di garantire la piena operatività sulle 24 ore dell’attuale rete dei centri di salute mentale operanti in regione.
Mi auguro che tutti i colleghi capiscano il valore e l’importanza della proposta e che la sostengano, come già accaduto ad esempio in Lombardia, dove è stata approvata una mozione e in Campania, che ha istituito con legge lo psicologo di base.
La mozione è stata discussa in Consiglio regionale martedì 1 febbraio e l’assessore, condividendo l’obiettivo di fondo, ci ha proposto di ragionare insieme su qualche modifica del testo, in modo da poterla approvare nel prossimo Consiglio, a fine mese. Abbiamo accettato di buon grado, perché l’obiettivo è quello di un voto più ampio possibile che impegni la regione su questa strada.
A seguire il testo integrale della mozione depositata:

Mozione n. 306

<<Introduzione del servizio dello psicologo delle cure primarie, azioni a sostegno dell’intercettazione dei disturbi psicologici e dei bisogni di benessere psicologico dei cittadini e del potenziamento dei dipartimenti di salute mentale>>

 

PREMESSO CHE:

– numerose sono le indicazioni che la domanda di interventi psicosociali sta aumentando e aumenterà ulteriormente nei prossimi mesi e anni, alla luce degli effetti psicologici che la pandemia ha ingenerato e ingenererà sugli individui, in particolare sui giovani e sulle persone psicologicamente più fragili o più esposte alla crisi economica derivante dall’emergenza sanitaria;

– secondo un’indagine sull’Italia, commissionata dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi e pubblicata lo scorso ottobre, con la pandemia l’attività professionale degli psicologi è aumentata del 39%, con crescita molto significativa tra i giovani e le donne;

– uno studio di Lancet pubblicato a ottobre 2021 stima che globalmente nel 2020 depressione maggiore e disturbi di ansia siano aumentati rispettivamente del 28% e del 26%;

– secondo i risultati di uno studio realizzato dal Dipartimento di Scienze Biomediche di Humanitas University, la pandemia da COVID-19 ha impattato in maniera significativa sulla sfera psicologica ed emozionale degli individui: lo studio, condotto su un campione di 2.400 persone, ha rilevato (oltre ad un peggioramento nei rapporti con il partner e con i propri figli, un incremento della fatica percepita durante lo svolgimento di attività lavorative e un sensibile calo della concentrazione nello studio) come nel corso dei mesi di emergenza sanitaria il 14% degli intervistati abbia iniziato ad assumere ansiolitici o sonniferi e il 10% abbia fatto ricorso ad antidepressivi, mentre chi già faceva uso di questi farmaci prima della pandemia abbia dovuto ricorrere a un incremento di dosaggio (19%). Inoltre <<il 21% ha riportato sintomi ansiosi clinicamente significativi e interferenti sulle proprie attività quotidiane, mentre il 10 per cento ha avuto almeno un attacco di panico nel mese precedente la compilazione, senza mai averlo avuto prima nella vita. Il 20% ha riportato sintomi clinicamente significativi di disturbo post-traumatico da stress (PTSD) in relazione a esperienze legate alla pandemia, mentre il 28% ha lamentato sintomi ossessivo-compulsivi disturbanti e interferenti con il proprio funzionamento quotidiano>>;

– l’organizzazione internazionale Save the Children ha recentemente promosso una consultazione che ha coinvolto oltre 1.000 docenti, in maggioranza della scuola primaria e secondaria di primo grado: la metà degli insegnanti interpellati ha rilevato nella classe una generale perdita degli apprendimenti (55,%), 1 su 4 ha notato l’emersione di disturbi psicologici in almeno un caso tra i suoi studenti e 1 su 5 ha constatato un forte impatto della povertà su famiglie e bambini che frequentano la scuola, mentre sono 70 i docenti (il 6,5% di quelli consultati) che segnalano nella propria scuola almeno un caso di abbandono scolastico;

– già dalla fine del 2020, secondo il responsabile di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma i tentativi di suicidio e di autolesionismo erano aumentati del 30% rispetto alla situazione pre-pandemica: <<dal mese di ottobre (2020) ad oggi, quindi con l’inizio della seconda ondata, abbiamo notato un notevole rialzo degli accessi al pronto soccorso con disturbo psichiatrico, nel 90 per cento sono giovani tra i 12 e i 18 anni che hanno cercato di togliersi la vita. Se nel 2019 gli accessi al pronto soccorso erano stati 274, nel 2020 abbiamo superato quota 300. Mai come in questi mesi, da novembre a oggi, abbiamo avuto il reparto occupato al 100 per cento dei posti disponibili, mentre negli altri anni, di media, eravamo al 70 per cento. Ho avuto per settimane tutti i posti letto occupati da tentativi di suicidio e non mi era mai successo. Al pronto soccorso si registra un ricovero al giorno per ‘attività autolesionistiche’>>; le ospedalizzazioni per tentativi o idee di suicidio sono aumentate dal 17% di gennaio 2020 al 45% del totale di gennaio 2021 e sono esplosi, inoltre, i disturbi del comportamento alimentare (solo per l’anoressia si è registrato un incremento del 28% di richieste di aiuto);

PREMESSO ALTRESÌ CHE:

– i nuovi Livelli essenziali di assistenza prevedono che: <<nell’ambito dell’assistenza sanitaria di base, il Servizio sanitario nazionale garantisce, attraverso i propri servizi ed attraverso i medici ed i pediatri convenzionati, la gestione ambulatoriale e domiciliare delle patologie acute e croniche secondo la migliore pratica ed in accordo con il malato, inclusi gli interventi e le azioni di promozione e di tutela globale della salute>> e già diverse regioni hanno attivato positive sperimentazioni concernenti l’istituzione della figura/servizio dello Psicologo delle Cure Primarie;

– il Coordinamento nazionale per la salute mentale ha richiamato più volte l’attenzione delle istituzioni sulla necessità di rafforzare la rete dei servizi pubblici, evidenziando l’urgenza di adottare piani d’azione per i disturbi emotivi comuni e potenziare, alla luce del malessere psichico diffuso (sintomi ansiosi, depressivi, comportamentali – specie nella fascia d’età giovanile/adolescenziale), la rete dei servizi sanitari dedicati alla salute mentale, territoriali, della medicina generale e specialistica, con particolare attenzione ai servizi da attivare per la salute mentale dell’infanzia e dell’adolescenza, oltre che adottare iniziative per sopperire alla carenza endemica di specialisti (che vengono collocati a riposo e non sostituiti) con nuove dotazioni di personale per tutte le tipologie e le strutture, mediante l’impiego di personale sanitario specializzato nonché di psichiatri, psicologi e psicoterapeuti;

– da tempo si dibatte sull’urgenza cogente di rafforzare la medicina territoriale, che anche durante la pandemia da COVID-19 ha dimostrato la propria fragilità;

CONSIDERATO CHE:

– la Regione Campania ha istituito, con legge regionale n. 35/2020, la figura dello Psicologo delle cure primarie, a sostegno dei bisogni assistenziali emersi a seguito del COVID-19 e con la finalità di sostenere ed integrare l’azione dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta nell’intercettare e rispondere ai bisogni assistenziali di base dei cittadini;

– secondo lo stesso modello sopra citato, il servizio di psicologia di base è svolto, a livello dei distretti sanitari di base, da psicologi liberi professionisti a rapporto convenzionale inseriti nei distretti sociosanitari per l’attività di assistenza psicologica primaria e operanti con medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e specialisti ambulatoriali;

– allo psicologo di base competono quindi le funzioni di riduzione del rischio di disagio psichico, prevenzione e promozione della salute, intercettazione dei disturbi psicologici, alla luce del peso crescente che questi assumono nella popolazione, e dei bisogni di benessere psicologico;

– lo psicologo di base adotta interventi terapeutici evidence-based, multi professionali, integrati e collaborativi, che consentano di affrontare in modo appropriato e tempestivo le patologie al loro esordio, di migliorare l’aderenza alla terapia dei pazienti cronici, di incrementare il benessere e di concorrere alla diminuzione dell’utilizzo improprio del Servizio Sanitario riducendone i costi: fornire una risposta più appropriata ai bisogni e problemi psicologici produce risparmi effettivi perché gli interventi risultano più efficaci ed efficienti. La sola medicalizzazione o la mancata risposta produce un incremento dei costi sanitari e sociali, come acclarato da molti studi; al contrario la risposta pertinente, integrata e tempestiva è fortemente virtuosa in termini economici e di sostenibilità del Sistema;

– il modello campano prevede che lo psicologo di base operi prioritariamente in relazione a problemi legati all’adattamento (lutti, perdita del lavoro, separazioni, malattia cronica), sintomatologia ansioso-depressiva, problemi legati a fasi del ciclo di vita, disagi emotivi transitori ed eventi stressanti, sostegno psicologico alla diagnosi infausta e alla cronicità o recidività di malattia, scarsa aderenza alla cura, richiesta impropria di prestazioni sanitarie, problematiche psicosomatiche e supporto al team dei professionisti sanitari – assumendo in carico la richiesta di assistenza del paziente e sviluppando un progetto clinico comprensivo di dimensione diagnostica e programma di supporto psicologico;

CONSIDERATO INOLTRE CHE all’articolo 20-bis del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137 (Ulteriori misure urgenti in materia di tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alle imprese, giustizia e sicurezza, connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19), convertito, con modificazioni, nella legge 18 dicembre 2020, n. 176, secondo cui, <<al fine di garantire la salute e il benessere psicologico. individuale e collettivo nell’eccezionale situazione causata dall’epidemia da COVID-19 e di assicurare le prestazioni psicologiche, anche domiciliari, ai cittadini e agli operatori sanitari, di ottimizzare e razionalizzare le risorse professionali degli psicologi dipendenti e convenzionati nonché di garantire le attività previste dai livelli essenziali di assistenza (LEA) ai fini dell’applicazione della direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri del 13 giugno 2006, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 200 del 29 agosto 2006, le aziende sanitarie e gli altri enti del Servizio sanitario nazionale possono organizzare l’attività degli psicologi in un’unica funzione aziendale>>;

RILEVATO CHE:

– la prestazione di una visita psicologica costa in media € 80 e di norma si ripete con cadenza settimanale o bisettimanale per tutto il periodo previsto dalla terapia, generalmente mai inferiore ad alcuni mesi; tale costo risulta particolarmente proibitivo per numerose persone e famiglie di reddito medio-basso che spesso decidono di non trattare i problemi legati alla salute psicologica dando priorità ad altre spese;

– nel disegno di legge “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024” era inizialmente previsto il cosiddetto “Bonus Salute Mentale”, per un valore di 50 milioni di euro, volto a garantire un aiuto economico a favore delle persone che intendono rivolgersi a uno psicologo, uno psichiatra, uno psicoterapeuta;

– a seguito del mancato inserimento nella Legge di Bilancio del citato Bonus, è stata avviata una petizione per la rinnovata richiesta (secondo fondi stampa da inserirsi nel cd. “Decreto Milleproroghe”) di previsione di contributi sia una tantum che strutturali (in base a ISEE) a favore della salute mentale, sostenuta in pochissimi giorni da 200mila firme, oltre che da tutti i gruppi parlamentari in maniera bipartisan;

– la Regione Lazio ha inteso istituire un Fondo dedicato all’accesso alle cure per la salute mentale e la prevenzione del disagio psichico per giovani e fasce più fragili della popolazione, per un valore di 2.5 milioni di euro in voucher da utilizzare presso le strutture pubbliche regionali, con il coinvolgimento della rete degli psicologi e degli psichiatri;

VISTE:

– l’interrogazione a risposta immediata n. 774 (Honsell) “Sugli interventi a contrasto del disagio psicologico e in particolare quello Post COVID”, esaminata nella seduta del Consiglio regionale del 13 gennaio 2021;

– l’emendamento numero 8.9 presentato dal Gruppo consiliare regionale Misto in occasione dell’ultima legge di Stabilità 2022, Legge regionale n. 24/2021, riguardante il finanziamento relativo alla presenza di uno psicologo nei Centri di Assistenza Primaria (CAP) e nelle Case di Comunità della regione;

– l’interrogazione n. 473, depositata in data 08 novembre 2021 dal Gruppo Consiliare del Partito Democratico, che, rilevando i risultati dello sportello psicologico attivato nel 2021 dalle associazioni Federconsumatori e Adiconsum FVG, da cui è emersa l’esigenza di un efficace intervento di prevenzione basato sul sostegno psicologico per prevenire l’aggravamento delle diffuse situazioni di malessere e la necessità perciò di una maggiore capacità di presa in carico da parte delle strutture del servizio sanitario regionale, sollecita azioni dell’amministrazione regionale in questa direzione;

VISTA ALTRESÌ la preoccupazione che la riduzione dei centri di salute mentale H24 nel territorio del Friuli Venezia Giulia comprometta la possibilità di assistenza anche psicologica ai cittadini;

Tutto ciò premesso

impegna il Presidente della Regione e la Giunta regionale a:

1) raccogliere le sensibilità espresse in premessa, avviando sperimentazioni per l’introduzione dello psicologo delle cure primarie nei servizi offerti dagli erogatori pubblici e privati accreditati oltre che nelle equipe di medicina territoriale;

2) garantire il finanziamento già in atto per le prestazioni erogate per la salute mentale e la prevenzione del disagio psichico per giovani e fasce più fragili della popolazione, per assistere tempestivamente minori e giovani con uso problematico di sostanze e/o altri comportamenti additivi, a individuare specifico corrispettivo economico per erogazione di interventi psicologici nell’ambito delle cure primarie all’interno delle Case di comunità;

3) favorire l’inserimento delle psicologhe e degli psicologi nei presidi territoriali – Case di comunità, con l’obiettivo di rispondere al bisogno della popolazione di accedere a prestazioni psicologiche a bassa soglia, promuovere in maniera più efficace il benessere psicologico dei cittadini e valorizzare l’appartenenza della dimensione psicologica all’ambito delle cure primarie;

4) assicurare la piena operatività sulle 24 ore della rete dei centri di salute mentale presenti in regione.

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