SULL’UNIONE DEI COMUNI E SULLA CITTÀ METROPOLITANA

L’Unione dei Comuni dell’area Giuliana in corso di costituzione in
attuazione della riforma regionale porterà sicuramente benefici ai
comuni minori, che attraverso integrazioni ed economie di scala potranno
superare il limite che la piccola o piccolissima dimensione determina
nel poter erogare  buoni servizi ai cittadini, magari attivandone di
nuovi. Beneficeranno anche su molti temi del know how che il  Comune  di
Trieste potrà dare loro grazie a esperienza e competenze solide,
strutture adeguate, abituate a governare la complessità di una città di
più di 200.000 abitanti che quindi affronta con continuità temi che in
altre situazioni magari si presentano più raramente, ma chiedono
risposte.
Qualcuno si chiede: ma serve al Comune di Trieste, tenuto conto che,
come ho avuto modo di dire, noi continueremo a gestire separatamente
dall’UTI, e quindi in totale continuità ed autonomia, servizi sociali,
scuole ed educazione, lavori pubblici e tributi, PRGC e traffico,
edilizia privata, oltre a cultura e sport, tutte materie che rimangono
esclusive del Comune di Trieste ( insomma l’80% almeno  dei servizi ai
nostri cittadini)?
Io rispondo che serve perché molte scelte vanno prese in modo coordinato
e unitario fra i Comuni di un territorio che voglia fare sistema: il
Porto di Trieste interessa due Comuni, la Zona Industriale ne interessa
3, lo sviluppo di un’offerta turistica integrata unisce mare e Carso,
città e territorio, musei e piazze con le grotte, il castello di San
Giusto con quello di Duino. La stessa collaborazione transfrontaliera
con la fascia carsica e quella del litorale istriano vuol dire per la
città ricuperare un sistema di relazioni più forte con territori che ne
hanno bisogno e di cui ha bisogno per svolgere la sua funzione di
capitale di area.
Il percorso dell’UTI serve anche perciò a collaborare, a costruire
insieme, superando anche diffidenze che ci sono e quindi è un
laboratorio per un’integrazione ancora più forte, in cui Trieste sia
punto di riferimento per il valore che genera sul territorio: ci si
avvicina e ci si unisce non perché uno si impone ma perché fa vivere
meglio.
I diversi pesi, in base ad un principio democratico, sono garantiti e
non ci sarà nessuna maggioranza possibile senza o contro il Comune di
Trieste sui temi comuni: il Sindaco di Trieste ha 15 voti su 25nell’UTI,
mentre tanto per capirci nel Consiglio della Provincia che si va a
superare Trieste ne ha 12 su 24. Quindi Trieste nell’Unione sarà sempre
maggioranza dovendo semmai sui temi fondamentali ovviamente cercare di
costruire un consenso più ampio: semplicemente  ci sarà la ricerca di
scelte e soluzioni che migliorino la vita dei cittadini di tutti i
Comuni, perché a questo serve unirsi, certo non a contrapporre il
maggior benessere di alcuni al peggioramento di altri.
L’UTI serve anche a mantenere aperta anche la possibilità di una Città,
o di un’Area Metropolitana per la semplice ragione che per farla un
giorno servirà il consenso delle comunità, la loro adesione, e allora
dimostrare che si può lavorare insieme senza essere espropriati delle
proprie peculiarità ma riuscendo a fare meglio o di più , vuol dire il
passaporto per poter poi decidere insieme sulla Città o sull’Area
Metropolitana.
È un’idea della cui positività come è noto sono e resto convinto ma che
va sottratta al rischio dell’astrattezza delle formule o delle
denominazioni per darle lineamenti concreti.
Allora, ricordo che  nel 2009, quando non si parlava di superare le
province, avevo sostenuto la necessità di unire le Province di Trieste e
Gorizia per fare sistema di tutti i fattori ( portualita ,
navalmeccanica e nautica, logistica, rapporti di confine  ecc..)che i
due territori presentavano. Per questo oggi dico che la Città o l’Area
di cui parliamo poco aggiungerà se il suo perimetro dovesse essere
quello della ex Provincia e dell’attuale UTI Giuliana mentre potrebbe
essere una grande innovazione istituzionale con ricadute effettive in
termini di governo del territorio, di messa a sistema dei punti di
forza, di economie….se altri troveranno a partire dal Basso Isontino
positiva questa prospettiva e saranno magari disposti a lavorarci
insieme. Sappiamo di diffidenze, ostacoli, paura di essere fagocitati,
diretti da altri, espropriati: e allora capiamo quanto lavorare insieme,
riconoscendo diverso peso ma pari dignità può aiutarci.

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